Sardegna, elezioni regionali 2014: rottura o conservazione? Viaggio semiserio tra candidati e fazioni

Indipendentemente dai candidati scelti sono elezioni regionali più importanti di altre. Chi perde, tra centrosinistra e centrodestra, presumibilmente, azzererà la sua classe dirigente. Le altre, M5S ma sopratutto Sardegna Possibile, hanno già un  gruppo di attivisti per lo più mai affacciatisi in politica. Sono elezioni tra le più intriganti da quando esiste l’istituto della regione.

Il centrodestra si presenta con la ricandidatura di Ugo Cappellacci, Presidente dai due mandati (volti): timido fino a metà strada, come un Viceré anonimo, in seguito aggressivo e portatore di una visione fortemente caratterizzata in “senso sardo”. La Zona Franca, per lo meno i motivi da cui nasce l’idea sostenuta dalla Giunta Cappellacci, è un passaggio epocale con cui si dovranno misurare molte giunte che verranno. Mette insieme diverse questioni riunendole sotto l’ombrello del problema chiamato insularità: costi eccessivi nella produzione energetica e nei trasporti, difficoltà a produrre un gettito fiscale autosufficiente a causa di un numero di residenti troppo basso (assenza di massa critica per il consumo), impossibilità economica di subire i tagli lineari dello stato centrale e gli studi di settore delle autorità fiscali. A questo aspetto sommiamo la ben caratterizzata politica linguistica e culturale sarda dell’Assessorato alla Cultura, piaccia o non piaccia è comunque caratterizzata, molto più di quella indistinta di Renato Soru e Maria Antonietta Mongiu. Ma anche la rivitalizzazione del settore turistico e della programmazione amministrativa regionale più in generale. Vincerà? Dipende da quanti voti gli porta via Mauro Pili e da quanti voti Michela Murgia (sopratutto) e il M5S porteranno via al PD. Una cosa, però, va detta. Il sottobosco politico su cui può contare Cappellacci (consiglieri e assessori regionali, capi di gabinetto, segretari, dirigenti e funzionari di Enti Statali, dirigenti nei vari livelli dell’organizzazione partitica o di coalizione) è decisamente migliore di quello del centro sinistra. Cosa intendo dire? Che quelli del centro destra sono meno chiacchieroni e più concreti, se un Ente o un cittadino sollecitano la risoluzione di un problema si attivano veramente per la risoluzione. Manca la visione globale elevata ai massimi sistemi? E chi se ne frega! Non mi pare che le altre forze ne abbiano da vendere, così direbbe Ugo!

Il centrosinistra sardo, anzi il Pd, arriva stremato all’inizio di questa competizione elettorale. Chi candidano? Secondo me un uomo di partito, magari il senatore Gianpiero Scanu, sostenitore di Francesca Barracciu che garantirebbe alla ex candidata di non essere tagliata definitivamente. A questo aggiungiamo il fatto non secondario che Letta, Renzi e i rispettivi seguaci, il Presidente PD dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (Antonello Soro), non dovrebbero avere troppi problemi a convergere su questo nome. Anche Gianpiero Scanu si è ultimamente occupato di “cose sarde”, e per un politico del PD è abbastanza inconsueto e quindi va segnalato e premiato. E’ sua un’importante battaglia, estesa alla piazza parlamentare, con oggetto le servitù militari sarde. Da stratega navigato della politica nel 2011 ha fatto perdere la ribalta a un pupillo di Berlusconi come Settimo Nizzi. D’altra parte che senso avrebbe andare a cercare candidature speciali tra rettori e prorettori universitari, ex assessori di Soru, uomini della società civile? Che il Pd ci metta la faccia tutta con una personalità del partito. Se il candidato vince gli occorrerà gente diversa da quella che abitualmente frequenta i pallosi e interminabili consessi di partito. Se perde l’attuale mediocre generazione dirigenziale del Pd sardo si auto-eliminerà. Contenuti? Al momento è paradossale ma gli unici contenuti, vista l’assenza fortuita ma voluta del Pd, li promuovono Cappellacci e Michela Murgia. Consiglio irrealizzabile: che il Pd coinvolga l’ex presidente della regione Pietrino Soddu sia come ideologo che come comunicatore. Checché ne dica Michela Murgia, la miglior generazione dirigente avuta in Sardegna rimane quella della Rinascita (vado contromano rispetto al pensiero, spesso banale e scontato, della mia generazione). Possibilità di vincere? Aumenterebbero con l’arrivo di ulteriori problemi giudiziari per Cappellacci e se Renzi (purtroppo! sigh! questa dipendenza romana non mi piace affatto) deciderà di “adottare” queste elezioni sarde, proprio come ha  fatto Berlusconi 5 anni fa ed aiutare così il topo gigio della situazione.

Sardegna Possibile, Michela Murgia. Nel distorto sistema elettorale sardo prenderà più voti lei quale candidata a presidente della sua coalizione più in generale. Se raggiunge e supera il 10% di coalizione (altrimenti non avrà consiglieri regionali) sarà un gran successo. L’accusano di vendere sogni? Mah! In realtà non è troppo utopica per provenire da un’area indipendentista. Mi pare di gran lunga il candidato più carismatico del lotto (indipendentemente dalla scelta del Pd e nonostante i netti miglioramenti di Cappellacci), può offrire la prima occasione politica vera ad una matrice indipendentista contemporanea e non statica. I laboratori territoriali sono stati una buona idea, utili a produrre contenuti ma anche a contattare direttamente e fisicamente giovani leve (sotto i 40 anni) ben qualificate, per fare rete e struttura fisica. Si prepara anche il futuro con un superamento intelligente del “virtualismo” tout cour del Movimento 5 Stelle. Può determinare la sconfitta del Pd: chi la vota può essere un possibile simpatizzante degli ex Ds-Margherita, ma anche perché chi ha un certo orientamento di idee non ha difficoltà ad esercitare il voto di protesta. Gli elettori del centrodestra sardo o votano o non votano, e se esercitano il diritto di voto sostengono senza mezze misure il centro destra. Insomma, Sardegna Possibile riuscirà ad essere in questa tornata ciò che è stato il M5S nelle politiche 2013?

M5S, per il momento non pervenuto. A questo punto è difficile ipotizzare anche solo la metà dei voti presi nell’Isola un anno fa in occasione del rinnovo del Parlamento. Che dire, probabilmente i cervelli grillini nazionali non sono riusciti a cogliere la Sardegna in versione “deviante” rispetto al quadro nazionale. I sardi difficilmente cavalcano le novità in modo diffuso e collettivo, l’organizzazione M5S sconta la mancanza di tatto antropologico: troppo cittadini del centro-nord Italia per poter essere anche sardi. Qualcuno potrebbe obiettare che il primo successo del movimento ha avuto luogo in Sicilia, vero, ma i siciliani hanno sempre cavalcato l’onda nuova della politica, spesso opportunisticamente. Più che altro non sono mai stati “comunisti o eredi comunisti” di massa. Presenterà un’unica lista e quindi potrebbe anche piazzare alcuni consiglieri regionali.

Mauro Pili, buon seguito personale, svolta sovranista molto marchiata. Gli elettori di centrodestra non hanno mai gradito i distacchi e le separazioni: Fini non è stato premiato, Casini ni, Alfano ha forti dubbi. Scelta forte, forse da un lato si prepara a future impossibilità di candidature nel centrodestra tradizionale, dall’altro magari intende perseguire una missione tutta sarda per l’Isola che ha imparato a conoscere da uomo politico piuttosto che da semplice cittadino. La sua capacità di catalizzare consenso può nuocere a Cappellacci.

Maninchedda, Sedda, Sale, Cumpostu. Attendiamo anche loro, seppur con notevole ritardo. Chissà, magari ci saranno sorprese. Four insieme meglio che One contro tutti. Il semplice cittadino non capisce perché non stiano con Michela Murgia. Provino a spiegarlo.

Psd’az. Rischiano di non presentare alcuna candidatura, da traditori consumati non godono di spazio politico utile a forgiare alleanze elettorali. Fuori Maninchedda manca lo stratega.

Pronostico? Per il momento è in vantaggio Ugo Cappellacci, stiamo a vedere cosa fanno Renzi e topo gigio. Rispetto al 2009 le parti si invertono.

P.S. A Cappellacci il merito del primo epico tweet politico di massa della storia sarda: quello in cui si chiede se il Pd candida a topo gigio!

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