La candidatura di Francesco Pigliaru: il Pd sardo risposa il 2004

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Entusiastiche folle sinistrorse di opinionisti, blogger e associazioni (senz’altro anche ambientaliste) hanno clamorosamente ripreso colore e salute dopo che topo gigio ha un volto vero, quello dell’economista prorettore dell’Università di Cagliari prof. Francesco Pigliaru.

Ma come, non eravamo rimasti che la politica doveva riprendere il suo ruolo e favorire il declassamento della stagione dei tecnici? Lo dice Matteo Renzi, giusto? E invece no, arriva una candidatura come risultato della spremuta delle varie posizioni in lotta tra loro all’interno del Partito Democratico sardo. Sopratutto frutto dei no di Soru: no alla Barracciu, no a Gianpiero Scanu, no a tutto ciò che potrebbe nuocere al suo ego. È una candidatura programmatica? No, stiamo a vedere se sarà almeno competitiva. Il fascino di Pigliaru può essere buono per i fedelissimi sempre verdi orfani di Enrico Berlinguer (basta un nome e votano!), vediamo se convince l’elettore medio-moderato oppure l’elettore incazzato o ancora l’elettore che intende votare una formazione con un netto taglio sardo-sovranista e di ricambio generazionale (non è il caso dell’attuale Pd sardo).

Segnalo che la maggior parte dei dirigenti sardi del Pd, dopo aver sostenuto in massa Bersani solo un anno fa, sono diventati collettivamente Renziani. Lo stomaco non manca insomma, anche per sopportare la candidatura dell’ex assessore al bilancio e alla programmazione della Giunta Soru. Pigliaru è proprio colui che ha ideato la (fallimentare) progettazione integrata, ha gestito la vertenza entrate con lo Stato (su 10 miliardi di credito per le imposte che volano a Roma anziché rimanere qua in Sardegna, Pigliaru e Soru fecero allo Stato lo sconto di 5 miliardi e per gli altri 5 accettarono la dilazione in diversi anni) e, infine, si è dimesso per incomprensioni con il leader maximo Renato Soru a quel punto già editore (fallimentare) del quotidiano del PD nazionale “L’Unità”. Nonostante la svolta “renziana” il Pd decide di risposare il passato più deludente (rispetto alla grandi aspettative formatesi nel 2004). Strategia vincente? Vedremo quanto Pigliaru sarà capace di ricordare Mario Monti e i saggi di Napolitano. Se la comunicazione politica seguirà quel canovaccio prevedo qualche guaio.

Molti amministratori locali ricordano i tanti no, sempre e comunque, che hanno caratterizzato i lavori della Giunta Soru e dell’Assessore Pigliaru. Da parte di questi sarà maggiore l’impegno o il disimpegno? La candidatura, almeno in prima battuta, mi pare risenta di poco appeal per gli elettori che non sempre votano il centrosinistra (e magari sono indecisi) e anche per gli elettori di quella nuova generazione che Renzi intende far diventare protagonista. Mi pare poco attrattiva anche per gli amministratori locali ben radicati sul territorio e che magari non sono candidati. Facile da confondere con i disastri politici di Renato Soru, nei confronti dei quali, ad onor del vero, Pigliaru ad un certo punto ha preso le distanze. Sensazioni iniziali, di profonda falsità di partito ben nascosta dietro l’applauso unanime al prof. Francesco Pigliaru.

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