Sardegna: Il peccato del M5S. Umano troppo umano

Perché il M5S non ha presentato alcuna candidatura alle elezioni regionali della Sardegna? Chi si avvantaggerà?

  1. Oltre Grillo, portavoce fisico-virtuale dell’intero movimento, il radicamento sul territorio è fermo. Questo nonostante il grande successo di un anno fa. Fare formazione politica eticamente lineare con una condotta irreprensibile non è affatto semplice, anche perché richiede attese di medio termine. E oggi la fretta è tanta.
  2. In Sardegna è mancato il tatto antropologico, l’Isola è un luogo deviante da coordinate statistiche medie. Non va bene la logica degli studi di settore. Non si può pensare che la Sardegna possa ospitare un M5S qualsiasi, come quello del Veneto o delle Marche o del Molise. Alcuni temi portanti del movimento, da queste parti, sono lontani dal sentire di massa. Altri temi, invece, in linea con le politiche del movimento, si sarebbero comunque potuti promuovere: la questione energetica; la questione dei trasporti; se o meno l’insularità costituisca un grave e irreparabile svantaggio economico; perché così tanto eolico in Sardegna e quali sono gli effettivi vantaggi dei sardi e e delle multinazionali; se la Sardegna viva una giusta fiscalità proprio in ragione del suo essere isola. Su tutto questo il grande buio dei grillini.
  3. I militanti del M5S sardo, con il loro atteggiamento, hanno dato l’idea di forte attaccamento ai colori sociali (vale a dire al potere e ai soldi che deriverebbero dall’essere consiglieri regionali). Così fan tutti, anche loro, almeno in Sardegna.
  4. Grillo e il marchio negato (1). Difficile combinare l’idea di forza civile eticamente diversa con queste strategie da franchising in stile McDonald’s. Popolo che pensa (la minoranza).
  5. Grillo e il marchio negato (2). Il leader ha fatto bene o male a non concedere il marchio 5 stelle? La Sardegna vale poco più di una milionata di elettori ed è il luogo più distante dall’Italia, fisicamente e mentalmente. Il movimento non subirà eccessivi contraccolpi su scala nazionale. Popolo che non pensa (la maggioranza).
  6. Poniamo che il risultato del 26% delle scorse politiche, senza candidati forti sul territorio, valesse per queste regionali un 8-10%. Chi raccoglierà questa eredità di voti e votanti? L’assenza del M5S servirà a Michela Murgia come camera di compensazione  per lo svantaggio di avere Francesco Pigliaru fu Antonio come candidato del centrosinistra?
  7. Sardegna conservatrice? Secondo me, come sempre, la Sardegna si adatta alle circostanze. I rappresentanti sardi del M5S, evidentemente, non si sono dimostrati all’altezza dell’enorme successo elettorale  ottenuto nella consultazione politica di un anno fa.
  8. Dire no sempre e a prescindere è una forma di integralismo cinico. Anche questa volta il M5S spera nell’inciucio altrui per poi dire “Visto? Noi siamo più fighi”. Bimbominkismo politico, masturbazione adolescenziale (direbbe Andrea Scanzi). Trincerarso dietro il “O noi o morte” è difficile da sostenere nel lungo termine. Hanno preso troppi voti e non si aspettavano così tante responsabilità? Sì. E’ un gioco troppo difficile e cattivo? Si. Ma sono stati loro a voler giocare. E rendicontare anche le caramelle non solo non basta ma non interessa a nessuno. Mi spiace.
  9. I 20 punti offerti da Grillo nel febbraio 2013 “per uscire dal buio” non sono stati declinati su scala sarda.  Ecco i punti, spesso generici e in alcuni casi proposti anche da altri atri partiti. La maggior parte di questi temi esistono esclusivamente in un’ottica nazionale, che in questo momento è solo una via di mezzo tra globale e locale. Rischia di essere né carne, né pesce, come il M5S:1. Reddito di cittadinanza2. Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa

    3. Legge anticorruzione

    4. Informatizzazione e semplificazione dello Stato

    5. Abolizione dei contributi pubblici ai partiti

    6. Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni

    7. Referendum propositivo e senza quorum

    8. Referendum sulla permanenza nell’euro

    9. Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese

    10. Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti

    11. Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato

    12. Massimo di due mandati elettivi

    13. Legge sul conflitto di interessi

    14. Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica

    15. Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali

    16. Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza

    17. Abolizione dell’Imu sulla prima casa

    18. Non pignorabilità della prima casa

    19. Eliminazione delle province

    20. Abolizione di Equitalia

     

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