Lettera aperta a Pasquale Chessa (editoriale per La Nuova Sardegna): smettila di scrivere cazzate!

La Nuova Sardegna - Chessa

Mi è scappata una grande, grossa, grassa risata nel leggere l’editoriale di Pasquale Chessa apparso su La Nuova Sardegna odierna (10 gennaio 2014). Il tema è Michela Murgia, moda evidentemente sgradita e passeggera per l’alto osservatorio di centrosinistra in quota Nuova Sardegna. Cosa vuole Pasquale Chessa? Niente di che, quisquilie, un atto di misericordia. Chiede alla scrittrice targata Einaudi di dire di non votarla e di chiedere ai suoi eventuali lettori di sostenere Francesco Pigliaru fu Antonio!

Cara Michela, l’altra notte mi sono svegliato con un incubo… Ma forse era un sogno: come in un lampo mi sono apparsi i risultati delle prossime elezioni regionali: Ugo Cappellacci risultava vincente, per un solo voto di vantaggio su Francesco Pigliaru. Quel voto era il tuo!

Il nocciolo della questione è che, secondo Chessa, votare per Sardegna Possibile equivale a sostenere Cappellacci, in quanto la coalizione della Murgia non ha reali possibilità di vittoria e ruberebbe i voti al centrosinistra.

Non posso pensare che per te la Sardegna di Soru sia uguale a quella di Cappellacci.

Sticazzi! Motivi di questa differenza: il piano paesaggistico regionale e la politica ambientale, il fatto che la Barracciu  si sia ritirata per le note vicende giudiziarie e Cappellacci no e così via. La richiesta finale recita:

Dai i tuoi voti a Pigliaru, un gesto grandioso per far vincere il centrosinistra.

Dopo qualche attimo di stordimento e pensiero disordinato mi viene in mente che la genialità creativa nell’ordine della politologia era una caratteristica di Emilio Fede. Dopo venti anni di seconda Repubblica e l’ammutinamento di un gruppo dirigente nazionale che ha eroso gli storici consensi avuti dal centro sinistra in Italia; dopo lo sfascio della prima visione valida (quella di Soru nella campagna elettorale 2004) di sviluppo locale dai tempi del Piano di Rinascita (primi anni Sessanta) e la ritirata della Barracciu avvenuta solo in seguito a pressioni molto forti e lotta tra cosche interne al partito locale (con il Sindaco di Sassari Ganau, arrivato secondo alle primarie, raggiunto anche lui da un avviso di garanzia). A dispetto di queste bazzecole La Nuova Sardegna (quotidiano  isolano dell’anti-autocoscienza – a meno che gli uomini sardi di cultura non siano patinati e non votino per il PD: tipo Paolo Fresu o Marcello Fois o Flavio Soriga) ospita un editoriale così delirante.

Perché delirante? Al di là del fatto che Michela Murgia possa o non possa piacere  e con lei la sua idea politica di Sardegna Possibile,  ritengo:

  1. Che quello di Michela Murgia non è un capriccio ma una visione politica portata avanti da una generazione culturalmente «auto-cosciente»; questo progetto in realtà nasce da lontano ed ha avuto il suo principio nei primi anni duemila quando avvenne una scissione dentro Sardigna Natzione dalla quale nacque Irs (in seguito a un’altra scissione – limite notevole dei sardo-indipendentisti – nasce il movimento Progres, dal quale a sua volta nasce Sardegna Possibile). Stiamo parlando di più di due lustri, con Michela Murgia che è attivista almeno dal 2008.
  2. Che in circa 12 anni questa visione ha raccolto consensi quantitativamente (elettoralmente) limitati ma qualitativamente elevati (militanti qualificati della generazione TQ – trentenni e quarantenni: intellettuali, scrittori, accademici, imprenditori, semplici cittadini desiderosi di associarsi a un’idea «forte» di Sardegna);
  3. Che il corrispondente del contorno qualificante renziano in Sardegna non esiste. Almeno non nel PD. Se nell’Isola esiste, questa realtà è dentro Sardegna Possibile.
  4. Il sottobosco politico del PD, se esiste una differenza, è mediocre più di quello del centrodestra (i quali almeno rispondono al telefono e sanno fare le commissioni). E questo sottobosco di alienati dotati di una vena anarchica schizofrenica e post moderna è lì che spinge per essere candidato o per far candidare i propri accoliti. Non sanno di non sapere, non lo hanno mai saputo.
  5. Francesco Pigliaru fu Antonio è una candidatura-foglia di fico-politicamente corretta, non programmatica, dettata dalla disperazione di non avere il coraggio di puntare sulle proprie risorse politiche (poco allettanti che siano). Una leadership carismatica (ammesso che lo sia al di là della facciata), da sola, può anche vincere, ma non è detto che governi per forza bene (vedi Renato Soru e questo varrà anche per Renzi).
  6. Molti sinistrati-sinistrorsi indicano ancora il centrodestra come la «forza del male», non si scrollano di dosso questo complesso di superiorità morale e culturale. Superiorità de che? L’unico pensatore culturalmente eccellente vicino al PD sardo è l’ex presidente della Regione Pietrino Soddu. Gli indagati sparsi per l’Italia tra i vari consigli regionali si equivalgono. Di cosa stiamo parlando?
  7. Che Sardegna Possibile possa esercitare quel ruolo di «apriscatole» del sistema politico regionale molto meglio di quanto possa averlo fatto il Movimento 5 Stelle su scala nazionale. Con il vantaggio, rispetto ai 5 stelle crivellati dal sistema mediatico nazionale, che se La Nuova Sardegna (prevedibilmente) li farà a polpette lo stesso non sarà fatto da L’Unione Sarda e Videolina.
  8. Che la generazione che ha conosciuto la guerra sta scomparendo, che quelli che hanno conosciuto il dopoguerra sono vecchi, che coloro che hanno vissuto il boom economico sardo stanno diventando anziani e hanno figli giovani che non lavorano o che emigrano. Il quadro statistico elettorale è destinato a cambiare sempre di più, il PD sardo, quale teorica forza progressista, non sembra essere all’altezza di questa rivoluzione non solo statistica.
  9. In che cosa Soru è stato migliore di Cappellacci? Nella sostanza delle cose, intendo. L’idolatrato Francesco Pigliaru fu Antonio lo ha abbandonato dopo soli due anni di convivenza per chiaro e sfacciato culto del capo in stile anni venti; l’uomo di Sanluri è diventato proprietario dell’Unità per andare a giocare anche sul campo politico nazionale: un fallimento, in ogni senso, chiedete ai dipendenti del quotidiano; Soru è stato un sordo accentratore che ha conservato la casa sul mare e chiesto agli altri di non costruirci nel raggio di tre chilometri; ha bloccato l’edilizia senza far capire quale dovesse essere il canale di traino economico alternativo ad essa; ha eliminato le Comunità Montane (pagate dallo Stato) ed ha fatto sorgere Unioni dei Comuni e nuove Comunità Montane che ora vengono pagate dalla Regione Sardegna; ha cercato di diventare anche il segretario del PD regionale mentre era Presidente della Regione (in perfetto stile Cabras o in perfetto stile Renzi?); è stato tra i consiglieri regionali più assenteisti dell’intera storia autonomistica della Sardegna; ha creato quel mostro che si chiama Abbanoa. Basta?
  10. Francesco Pigliaru fu Antonio è sopratutto un economista alla moda, lui è oggettivamente quello che rimproveriamo a Monti, Saccomanni, Draghi e Letta. Lo è nel suo piccolo di economista-amministratore regionale. Come programmatore (da Assessore della Giunta Soru) segnalo: ideatore della Progettazione Integrata, idea di sviluppo locale che non ha mai preso il volo; ha condiviso con Soru il blocco dell’edilizia, con l’approvazione del famoso Piano Paesaggistico Regionale, ma non ha offerto, neanche lui, una strada alternativa all’economia locale; ha combattuto per la vertenza entrate con Prodi e con lo Stato italiano, cosa ha ottenuto? La metà dei soldi dovuti (5 miliardi di euro su dieci) dilazionati in un bel po’ di anni; ha abbandonato la Giunta dopo soli due anni ed è ritornato a fare il professore universitario; quando la sua Giunta ha creato Abbanoa lui dov’era?.
  11. Qual è la linea del PD sardo e di Francesco Pigliaru fu Antonio in merito ai problemi contabili dei Comuni? Al patto di stabilità? Al turn-over per le assunzioni? L’insularità è o non è un problema per il quale val la pena chiedere delle deroghe a questi ordini inderogabili di inequivocabile sapore europeo? (Qui Cappellacci ha lavorato, retoricamente magari, ma oggettivamente è innegabile).
  12. Qual è la linea del PD sardo e di Francesco Pigliaru fu Antonio in merito alle politiche culturali e linguistiche della Sardegna. O intende delegarle a qualche scamorza di pseudosardista nemico dell’autocoscienza? (Qui Cappellacci ha lavorato, oggettivamente non negabile).
  13. Maleficamente ne approfitto: quanti del PD conoscevano l’importanza borghese-intellettuale di Antonio Pigliaru, padre di Francesco, e quanti ne hanno mai letto un’opera? (C’è solo l’imbarazzo della scelta: ha scritto da filosofo del diritto con strizzate d’occhio antropologiche, ha tradotto l’importanza culturale di Gramsci per la Sardegna, ha spiegato cosa ha voluto dire per la sua generazione essere dilaniati dal credo fascista e dall’essere giovani fascisti; ha applicato le categorie gramsciane, marxiste, strutturaliste alla spiegazione di fenomeni importanti come il Piano di Rinascita e la Costa Smeralda; ha regalato pagine memorabili sulla coscienza scissa dei sardi grazie alla Vendetta Barbaricina come ordinamento giuridico, ha promosso una importante (comunque e nonostante una forte «italianizzazione» della stessa) stagione intellettuale con la rivista “Ichnusa”. (…e leggetevi due stracci di libri che vi fa bene…!).
  14. Mi fermo qui. In ultima analisi, una richiesta a Pasquale Chessa; anzi, si faccia una domanda e si dia una risposta: «Ma dove vivo?». Di sicuro non in Sardegna.
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3 pensieri su “Lettera aperta a Pasquale Chessa (editoriale per La Nuova Sardegna): smettila di scrivere cazzate!

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