Giuseppe Corongiu vs. Attilio Mastino: “Il sardo una lingua normale” sarà presentato a Oschiri

Monta ulteriormente la polemica tra il direttore del servizio lingua sarda della Regione, Giuseppe Corongiu, e il rettore dell’Università di Sassari, Attilio Mastino. Oggetto della disputa il libro “Il sardo una lingua normale”, con il quale Giuseppe Corongiu ha inteso difendere il suo operato di direttore e tracciare la storia e l’eredità del movimento linguistico. Questo libro è al centro dell’incontro che si terrà venerdì p.v. a Oschiri, presso la Fondazione Giovanna Sanna (Piazza Mons. Bua) alle ore 18.45.

Un’occasione per importante per cogliere un momento saliente della «disputa» sulla lingua sarda, per conoscere direttamente il dirigente, l’operatore, l’autore, l’uomo che ha accelerato il cammino della lingua sarda negli atti amministrativi ufficiali della Regione e rivitalizzato il dibattito pubblico.

Qui di seguito pubblico gli ultimi  post infuocati, apparsi sulle rispettive pagine facebook, dei due personaggi.

(11.05.2014 – Di Attilio Mastino – Rettore dell’Università di Sassari)
Caro Efisio, hai letto il volume sulla Lingua Sarda nel Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole sapere di più o cambiare idea ? Mi ha molto colpito l’idea di relegare ad ambito dialettale la lingua di Bitti o quella di Bonorva o quella di Quartu, alla ricerca di una ipotetica LSC standard e normale, più autorevole della tradizionale <<accozzaglia di dialetti>> visti con disprezzo e superiorità davvero coloniale. La Limba Sarda Comuna nascerebbe solo a condizione di rinnegare quelle che Corongiu considera <<le 377 parlate isolane>> e soprattutto di respingere la bipartizione della lingua sarda <<biforcuta>> tra Logudorese e Campidanese. La strada sarebbe quella di immaginare una LSC con più espressioni “meridionali” (termine con il quale si fa rientrare dalla finestra l’odiato campidanese), rispetto a quante non fossero presenti nella originaria proposta di Limba de mesania o nella Limba Sarda Unificada.
Non ci sono piaciute espressioni irrispettose nei confronti della lingua sarda. Non è nella nostra educazione culturale l’autolesionismo e la politica della esclusione nei confronti di chi la pensa diversamente, sia pur impegnato verso obiettivi comuni. Ho trovato poi offensivi i giudizi rivolti verso i premi letterari (p. 72), che sarebbero voluti dalla <<cultura egemone>> per solleticare <<il poeta dopolavorista>>, che <<non ha pretese di politica linguistica, è un subalterno, uno che vive ai margini del mondo culturale>>, uno che <<si auto-ghettizza da sé, senza bisogno di intervento dall’alto>>.
Espressioni che hanno il sapore amaro dell’intolleranza e del disprezzo e che non possono coincidere con le nuove politiche regionali.
Si può concordare con l’esigenza di difendere l’unitarietà della lingua sarda, ma senza stringerla in un abbraccio mortale, uccidendo la diversità e la profondità della storia: in questa occasione ti prego di valutare attentamente l’esigenza di una discontinuità con le politiche portate avanti in questi anni dal centro destra. Ti saluto con affetto, con la speranza che al di là delle persone si possa discutere serenamente su problemi fondamentali per il futuro della Sardegna, con rispetto e senza intolleranze. Io ci sarò e tenterò di dare un contributo positivo. Cari saluti Attilio Mastino

(14-05-2014 – di Giuseppe Corongiu – direttore del Servizio Lingua Sarda della Regione)
Buongiorno, vorrei chiedere, per favore, al Rettore Mastino di smetterla con le sue patetiche e smodate esternazioni sul mio libro e sul mio conto. Mette tutti in imbarazzo perché tutti percepiscono l’uso inappropriato della carica istituzionale che occupa. Da chi fa parte della classe dirigente ci si aspetterebbe più misura. Tutti sanno, anche le pietre, che si tratta di un’infantile ritorsione contro il dirigente che alcuni anni fa ha evitato lo spreco di 750 mila euro da parte della sua università. I suoi professori infatti pretendevano con quei soldi di insegnare il sardo in italiano e senza rispettare i minimi criteri di spesa. I criteri approvati da Giunta e Consiglio prevedevano altro e io mi sono limitato a fare il mio dovere negando questi finanziamenti per questioni di legittimità. Peraltro ho sempre denunciato la truffa culturale di professori che pontificavano su una lingua che neppure conoscevano. Alcuni di questi infatti non hanno superato le prove di abilitazione statali confermando i dubbi sulla loro incompetenza.
Da allora, con la scusa del libro, sono stato sottoposto a una martellante campagna di denigrazione da parte del Rettore e dei suoi amici che continua ancora oggi nel silenzio assoluto dell’istituzione regionale che invece dovrebbe tutelare chi, alle sue dipendenze, semplicemente fa rispettare le regole ed evita gli sprechi. Ora la campagna di denigrazione giunge, nella sua pervicace ostinazione persecutoria, fino a congiungersi con quella di accademici cagliaritani, e di loro sodali improvvisati diventati nel frattempo consiglieri regionali, che male hanno sopportato le attività linguistiche del mio ufficio per interessi diversi ma comunque collegabili.
Lavorano allo stesso tempo contro di me con modalità diverse. Viene bloccato con scuse strumentali un semplice provvedimento normativo che consentirebbe il mio reincarico di dirigente in comando da un ente locale in attesa che l’Amministrazione verifichi la conferma o meno dell’incarico fiduciario. Evidentemente, in Sardegna, il potere accademico può chiedere pubblicamente senza vergogna anche di far saltare un dirigente onesto colpevole solo di far rispettare le regole. E che siccome ha detto no a chi chiedeva di aggirare i regolamenti deve essere punito esemplarmente.
Non è un provvedimento ad personam ma una norma su comando e mobilità che esiste in tutte le amministrazioni italiane. In Sardegna si è preferito evitarla finora da un lato per proteggere rendite di posizione, dall’altro perchè in assenza di figure tecniche già retribuite si possono più agevolmente stipulare convenzioni con consulenti invece di utilizzare un dipendente pubblico che comunque è già pagato dai cittadini e dovrà essere comunque pagato. Si tratta, dunque, di una norma anti sprechi.
Ho fatto solo il mio dovere, niente di speciale. Non sono pentito né mi sento o voglio passare da eroe. Sono un professionista normale e ho agito come pensavo fosse giusto. Lo rifarei mille volte e ho spiegato perché nel mio libro che è stata la mia legittima difesa, visto che la Regione, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, non mi ha mai difeso da questi poteri forti politico-accademici e oggi mi lascia uscire con sufficienza per un cavillo giuridico. Senza neanche fare una valutazione sulle politiche linguistiche di questi anni e sulle diverse responsabilità tecniche e politiche delle giunte di sinistra e destra con le quali ho lavorato. Discontinuità polìtica non significa infatti sempre e comunque discontinuità tecnica.
Credo comunque che la Giunta e il Consiglio Regionale possano valutare serenamente il segnale negativo che questa vicenda rappresenta per i dirigenti attivi e onesti e per chi si occupa di lingua sarda.

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