The Guardian: «A poche miglia dalla “costa al caviale”, la ‘vera’ Sardegna canta la canzone triste delle occasioni perse»

L'articolo scritto da Lizzy Davies, pubblicato ieri suThe Guardian
L’articolo scritto da Lizzy Davies e pubblicato ieri su The Guardian

The Guardian, ieri, ha pubblicato un’articolo sulla Sardegna intervistando anche me. Lo traduco in italiano (Per l’articolo in inglese, fai clic qua)

…Nell’entroterra delle spiagge glamour, l’isola italiana offre ottimo cibo e una cultura che vorrebbe essere promossa adeguatamente….

Nel silenzioso mezzogiorno del museo archeologico ed etnografico s’ode il ticchettio surreale del computer portatile del gestore Giorgio Pala. “Isola di blu, terra della felicità”, canticchia una voce maschile in italiano, con il supporto di una musichetta pop sbarazzina. “Qui l’aria è mite, c’è un profumo di eternità.” Dice Pala, che sembra un grande orso con la barba grigia e le sopracciglia espressive, nascondendo a malapena il suo disagio. “Cosa posso dire? Povero ragazzo,” mormora. “E’ vero che il mare è incantevole, il mare è blu, va bene, ma credo che la parte veramente bella della Sardegna sia quella dell’entroterra. Lontano da quei luoghi…», continua mentre mette il computer in pausa e con uno sguardo calmo ritorna ai tesori nuragici e alle gemme romane davanti a lui.

All’inizio di questo mese, spinto dalla preoccupazione per l’economia devastata della seconda più grande isola d’Italia, Giulio Rapetti, uno dei cantautori più noti del paese, ha presentato un pezzo di musica descrivendolo come un “piccolo regalo”. Il portavoce dell’assessorato al turismo regionale ha  salutato questa canzone come una “traccia gioiosa”, che ha l’intento di festeggiare i “colori, le attrazioni e le tradizioni” dell’isola, e di essere “una pubblicità straordinaria per la promozione turistica”. Ma non tutti in Sardegna sono rimasti colpiti allo stesso modo.

“La Sardegna, lungo i secoli, ha ispirato grandi artisti e molti scrittori e poeti”, ha scritto l’attrice Francesca Petretto su un blog per Il Fatto Quotidiano, citando DH Lawrence e Carlo Levi. “Ora, mi dicevo, c’è Mogol [come Rapetti è comunemente noto], chissà con quali virtuosismi sceglierà le migliori parole per descrivere la magnificenza della mia terra?” Purtroppo la Petretto, dopo aver ascoltato la canzone, ha avuto la sensazione che fosse “un jingle a metà strada tra la pubblicità di Costa Crociere e la colonna sonora de La Sirenetta di Disney”. Ma il problema non sta tanto nella canzone, motivata com’è da un “intento lodevole”. Il problema, ha scritto, sta nel fatto che puntando su mare e spiagge della Sardegna è stato colpito un nervo scoperto: l’isola vorrebbe – ma ancora non riesce –  a progettare un modello più sostenibile di turismo, che aiuti tutta l’isola, per tutto l’anno, e non solo le zone costiere in estate.  Un turismo che, per esempio, consentirebbe a Pala di mostrare non solo il suo museo, ma tutte le gemme archeologiche della sua terra. “I turisti che vengono a vedere la Sardegna dell’entroterra sono pochi”, dice scoraggiato. I pochi che vengono ad Oschiri lo fanno solo perché  “quel giorno c’è cattivo tempo al mare”, ed aggiunge “vorrei una bacchetta magica per mostrare ciò che la Sardegna è veramente”.

Oschiri a circa 45 miglia dalla Costa Smeralda (il tratto di costa famoso in tutto il mondo per le sue spiagge di sabbia bianca, per le sue feste sfrenate e per la sua clientela glamour) è un tranquillo paesino nel cuore dell’entroterra settentrionale. Ma la posizione geografia è l’unica cosa che ha in comune con la Costa. Mentre un giorno al parco giochi dei VIP è fatto di champagne, caviale e yacht, il giorno più importante, dal punto di vista turistico di Oschiri, è la Sagra della Panada, un festival dedicato a una versione deliziosa di questa torta di maiale (pork pie) e accompagnata da concerti, canti e balli tradizionali. Una camera d’albergo in Costa Smeralda realizza posti di lavoro, ma nella provincia di Olbia-Tempio, intorno a Oschiri, nel frattempo, lo scorso anno la disoccupazione è salita ad oltre il 17%, dal 13% nel 2012. La costa è dunque la forza trainante.

Non che molti sardi si preoccupino di non essere in grado di partecipare alle “faccende  da spiaggia” di calciatori e stelline dei reality show. La Costa Smeralda, certo, mette la loro isola sulla mappa del turismo internazionale ma alcuni dicono che è comunque un peccato che il beneficio non si irradi intorno un po’ di più rispetto ad ora – soprattutto nell’interno, in gran parte rurale e raramente visitato, dove la cultura della Sardegna si è conservata quasi con ferocia.

“L’entroterra va visto come il cuore dell’isola, perché è qui che si conserva il caratteristico e lo specifico“, dice Roberto Carta, 38 anni, un nativo di Oschiri che lavora nel Comune. “Tutto il patrimonio dei sardi – culturale, linguistico, musicale, che è così ricco – è stato conservato molto più nelle comunità dell’interno piuttosto che nelle città, dove invece è diventato un qualcosa di utile solo per spettacoli folkloristici … qui, invece, queste tradizioni sono abitudini viventi, sono nell’uso quotidiano”. Seduto in un caffè, di fronte a una chiesa circondata da palme, si interrompe a chiacchierare in sardo con un passante, la lingua che usa nell’80% delle sue conversazioni nel paese (“Con tutte queste persone qui, non potrei mai parlare italiano. Sarebbe strano”, dice). Carta scrive anche un blog, soprattutto sulla Sardegna, ed è stato lì che ha sfogato la sua irritazione per la canzone di Mogol. “E’ molto superficiale, una canzoncina banale che a mio parere non trasmette la complessità di ciò che l’isola Sardegna è nella sua interezza”, dice. Ma subito chiarisce che il paroliere non può essere accusato di nulla. Questa, però, è una forma di turismo “che non ha profondità” ed è giunto il momento di andare oltre.

Mentre molti hanno pensato che questa evoluzione sarebbe stata  auspicabile già da decenni, il declino doloroso dell’economia negli ultimi anni ha dato maggior urgenza a questa necessità. Secondo le statistiche dell’Istat, il tasso di disoccupazione in Sardegna è stato superiore al 18% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, il sesto dato più alto d’Italia. Più della metà delle famiglie, ha dichiarato che le proprie risorse economiche sono  “scarse” o “assolutamente insufficienti”.

Il paese di Oschiri, ha sofferto meno di altri durante la crisi, “ma ha comunque risentito della crisi soprattutto a causa del crollo del settore delle costruzioni” dice il sindaco Piero Sircana. Nel 2010, ha detto, “il Comune ha pubblicato alcuni bandi per dei posti di lavoro per lavoratori disoccupati. Avevamo bisogno di cinque o sei operai e massimo 10 o 12 persone facevano la domanda. La volta seguente abbiamo avuto circa 40 domande, e l’ultima volta circa 100. Se dovessimo fare un bando ora ci sarebbero circa 200 o 300 domande” dice. L’altra tendenza preoccupante nel paese è che, per mancanza di opportunità nelle vicinanze, i giovani vanno via. Sircana lo sa bene: entrambi i suoi figli, poco più che ventenni, sono andati a Milano, per studiare e lavorare. Sotto ogni aspetto la tendenza demografica è pessima. Per Oschiri, dove la popolazione è in costante calo dal 1950 e si trova ora a soli 3.400, il problema demografico è potenzialmente distruttivo.

In questo contesto, aumenta il desiderio di una grande, audace, nuova strategia di turismo culturale che possa aiutare a sviluppare quelle parti dell’isola più sofferenti, creando posti di lavoro e stimolando imprese nel loro processo di sviluppo. “Dobbiamo cercare di alimentare le peculiarità di queste aree specifiche”, dice Sircana. “L’autorità regionale dovrebbe aiutarci a sostenere e promuovere le nostre peculiarità”. Per la Sagra della Panada di sabato ci si aspetta di attirare a Oschiri circa 10.000 persone, un chiaro esempio, dicono i locali, di come la vitalità della loro cultura può rilanciare l’economia. “Una manifestazione che magari porterà  tanti visitatori e guadagni che normalmente si farebbero in un mese intero”, dice Carta.

Dalila Dejua, 31 anni, e sua madre, Filippa Langiu, 62, sperano certamente che questa non sia un’esagerazione. Lavorano duro nel loro negozio di Panadas, a conduzione familiare, “La Tentazione” (The Temptation), e stanno preparando “circa 7-8000” tortine fatte interamente a mano per le tanto attese folle di gente. Dejua dice che la Sagra è una grande opportunità non solo per le imprese locali per fare qualche soldo, ma anche per i turisti che scoprirebbero “quella che penso sia una delle zone più belle della Sardegna”. “Come nella Costa Smeralda, che non è per noi”, spiega, sorridendo, “qui c’è una grande varietà di cose da vedere”. Su questo, Giorgio Pala sarebbe d’accordo. Appassionato d’archeologia è così innamorato della sua terra che quasi sta male mentre ne esalta –  infervorandosi – le caratteristiche: dalla bellezza della lingua (“quando le persone parlano in Sardo, dicono cose che spezzano il cuore”) al “museo a cielo aperto” delle sue antiche rovine.  “Siamo seduti su tutto questo, ma non stiamo riuscendo a fare il minimo. Non riusciamo a dire: guarda cosa abbiamo qui!” dice. “Se fossimo in grado di farlo, sono sicuro che tutti i nostri 1,6 milioni di abitanti sarebbero tutti ricchi non benestanti. Ricchi!”.

Annunci

4 pensieri su “The Guardian: «A poche miglia dalla “costa al caviale”, la ‘vera’ Sardegna canta la canzone triste delle occasioni perse»

  1. donatella

    Ciao Roberto, ho letto l’articolo del Guardian e…tutto vero quelloche dici e la penso anche io così, ma stiamo attenti anche a quello che ormai è diventato, a mio avviso, un luogo comune; quando diciamo che “la Sardegna non è la Costa Smeralda”, mi preoccupa non molto mi sembra quasi che gliela stiamo regalando rassegnati e sconftti, preferisco dire che quella gente non è nostra, ma la terra si eccome!!!

    1. Ciao Donatella, non potrei mai pensare che la Costa Smeralda non sia Sardegna. Tutt’altro. Il rammarico, forse l’articolo non rende l’idea, è che la Sardegna intera non ha sfruttato quanto le ha saputo dare il “sacrificio” di quel pezzo di Costa. La Costa Smeralda non è e non potrà mai essere un problema.

  2. Pingback: Facebook, Twitter, Blog: in scena ‘Sardegna on line’ (e i post della settimana) | Roberto Carta

  3. Pingback: I post più letti del 2014 (tra quelli scritti in italiano) | Roberto Carta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...