Dopo i «fatti» di Neoneli quale sarà il futuro linguistico della Sardegna

(Traduco in italiano il mio precedente post scritto in sardo il 25.08.2014 e intitolato “Duas dies in limba: CSU, Neoneli, Boruta, gente meda…finas s’Assessora Firino e su Cussigeri Usula“. Lo faccio per più  motivi: primo per dare modo di comprendere la questione anche ai tanti amici non sardi che mi seguono. In secondo luogo per facilitare una presa di coscienza della questione chiamata “pianificazione e promozione linguistica” anche da parte degli amici sardi che non conoscono bene questo mondo, le profondità culturali che lo caratterizzano e che dunque necessitano di un avvicinamento per gradi. Infine, anche per dare corso a un bilinguismo compiuto)

Lo scorso fine settimana ho veramente goduto di Sardegna. Tra Neoneli, Borutta, bella gente, bei discorsi e sempre annusando quei profumi mentali che tutte le volte mi ricordano chi sono e da dove vengo. Ho avuto modo di conoscere nuove persone, provenienti da tutta la Sardegna, gente conosciuta per davvero e con cui ho poi scambiato l’amicizia su facebook. Qualcuno mi conosceva per via del blog altri per niente. Neoneli è stato un appuntamento «nel profondo». Si è cercato di dipingere il quadro del mondo linguistico isolano, quello che parla e vuole parlare sardo, e di lavorarci sopra, anche perché la dinamica è preferibile alla statica e all’urlare contro vento.

Vi sarà senz’altro capitato di aver provato una sensazione particolare: stare con gente mai vista prima con cui in realtà, a un certo punto, vi sembra di essere insieme da sempre. Gente di ogni estrazione: dal giornalista all’operatore linguistico, dalla presidente di un’associazione culturale a un dipendente pubblico, dal maestro muratore al pastore, dal pensionato alla casalinga, dall’artigiano al sindaco fino ad arrivare all’assessore regionale in capo. Praticamente tutta la società nel suo complesso, senza discriminazioni borghesi o cattedratiche, quella stessa società che noi vorremmo lo parlasse il sardo, giusto? Posso dire che in anni di continue frequentazioni convegnistiche tra politica, amministrazione, cultura e così via, difficilmente mi sono trovato davanti una composizione così qualitativamente vera rispetto al vissuto sociale. E abbiamo davvero necessità e desiderio di fare comunità, mai come adesso, in una società dove ognuno vive sempre più la sua vita senza sapere nulla del proprio vicino di casa. A Neoneli, invece, oltre che del vicino la gente intervenuta si è interessata dell’intera Sardegna. E della sua lingua. Un centinaio di persone, chi ha fatto cento e chi centocinquanta chilometri per una «Summer School» in lingua sarda. L’evento è stato organizzato dal “Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale” ed è stato ospitato dall’Amministrazione comunale di Neoneli e dal gentilissimo sindaco Salvatore Cau, presente dalla mattina alla sera. Ho avuto modo di ammirare diverse belle foto esposte per le caratteristiche strade del centro storico, riguardanti un recente concorso fotografico, foto che impreziosiscono il paese e comunicano una sincera voglia di fare del Sindaco e dell’Amministrazione.

Tra le tante altre cose mi è venuto in mente questo pensiero: fino a dieci anni fa era impossibile solo credere o pensare di ingegnare una giornata del genere e soprattutto di narrarla interamente in sardo. E di vedere i sardi «parlati» dalla loro lingua davanti a delle autorità civili quali sindaco, assessore regionale, consigliere regionale. Questo è il potere della pianificazione e della promozione linguistica seria e, allora, dico bravo a chi per anni ha saputo lavorare bene come direttore del Servizio Lingua Sarda e ha lottato con ogni forza per un idea del sardo come lingua parlata e non come lingua relegata dentro una campana di vetro. Di questo Giuseppe Corongiu, bisogna riconoscerlo e va segnalato, deve essere solo ringraziato.

Gli interventi sono stati: leggeri, rapidi, esatti, visibili e molteplici (ogni tanto mi ricordo di Calvino 😉 ). A partire dal mio discorso (filosofico e antropologico) e da quelli di Nicolò Migheli (taglio sociologico) e di Vito Biolchini (giornalistico e politico) e dagli inviti di Giuseppe Corongiu e Diego Corraine, i presenti sono intervenuti numerosi dando vita a una giornata veramente autentica, sincera e profonda. Angolature diverse, una volta condivise, hanno chiarito che la lingua non solo è viva ma ha tutta l’intenzione di esserlo sempre di più. E dicono pure di come il «Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale», in questo momento,  sia il soggetto collettivo più impegnato in favore della questione linguistica e in ragione di essa. Soggetto con forza di coinvolgimento e di raccolta di idee. E non si tratta di persone che intervengono perché gli arriva il messaggio del politico noto o del parente o di un caro amico e, quindi, si sentono in obbligo. No, si tratta di gente che partecipa con vero piacere e credo militante e che si sente importante e inserita in una lotta che percepisce come sua. Gente e popolo, sono finiti i temi di «Scrittori e popolo», chi vuole capire, soprattutto se di sinistra e di lunga esperienza, capirà senz’altro.

Foto de Angelo Canu. Leada dae su sito  www.salimbasarda.net
Foto de Angelo Canu leada dae http://www.limbasarda.net

Questo riconoscimento, non troppo nascosto, è stato dimostrato dalla presenza in qualità di uditore dell’Assessora alla Cultura della regione sarda Claudia Firino. Una giornata ricca di per sé è diventata ancora più interessante per comprendere gli scenari futuri nei rapporti tra politica e Csu. La presenza dell’Assessora è stata presa con vero piacere. Con coraggio e umiltà ha partecipato ai lavori, è intervenuta e ha detto che intende ripetere la “Ricerca Sociolinguistica”, aprire un tavolo di discussione con la varie parti interessate e prorogare il piano triennale 2011-2013. Ha garantito la giusta attenzione per gli uffici della lingua sarda e preso l’impegno di incontrare quanto prima i tanti operatori linguistici. In più ha detto che si sta muovendo per una modifica dello Statuto Speciale in favore della presenza della questione della lingua sarda e per favorire l’insegnamento del sardo nelle scuole. A parte a Neoneli, poco più tardi, ha reso pubbliche queste sue riflessioni postandole sulla propria pagina facebook. Così facendo ha inteso far capire che non sitrattava semplicemente di parole di circostanza. Per questioni più pratiche, come ad esempio la LSC, si dovrà ancora aspettare per capire le reali intenzioni dell’Assessora. Nulla di nuovo, infatti, sotto questo punto di vista, nonostante si tratti di un punto di partenza fondamentale. La ricerca sociolinguistica, a mio parere, non credo possa offrire chissà quali interessanti risultati, è uno strumento che con facilità può dire tutto e il contrario di tutto, è un mezzo non per forza ideologico ma di cui si può fare uso ideologico (ogni tanto mi ricordo pure di Adorno 😉 ). Poi il tavolo e il confronto ci possono anche stare e va bene. Continuo a credere che il vero intralcio alla politica linguistica sia rappresentato da quell’Università sarda che ancora coltiva un’idea di insegnamento della lingua sarda che è un miscuglio tra l’insegnamento del latino (lingua morta) e dell’inglese (che in Sardegna si studia, sempre in italiano, come se fosse di fatto una lingua già morta nonostante sia la lingua più viva e parlata al mondo). Ad ogni modo auguro un buon lavoro  all’Assessora Firino.

S'interventu de Claudia Firino. Foto de Angelo Canu leada dae su sito www.salimbasarda.net
S’interventu de Claudia Firino. Foto de Angelo Canu leada dae su sito http://www.salimbasarda.net

A Borutta il confronto è stato tra lingua e scienza e tra politiche linguistiche catalane, friulane e sarde. Anche qui molta gente, per lo più nuova rispetto a quella di Neoneli, ma sempre vicina al Csu.  Quattro ore di discorsi nelle diverse lingue in campo volti a dimostrare il possibile buon uso scientifico delle lingue minoritarie, soprattutto nella sanità e nell’economia. Vincenzo Migaleddu è stato il curatore e padrone di casa, ha proposto idee per una sanità scritta anche in lingua sarda; Giuseppe Corongiu e Diego Corraine hanno presentato le politiche linguistiche fatte finora in Sardegna. Nella seconda parte della mattinata sono intervenuti gli ospiti: Jordi Bover, Diretore de su Termacat (Tzentru de terminologia catalana) e Marzio Strassoldo, Presidente de sa Societàt Sientifiche e Tecnolojiche Furlane”. Anche qui vi è stato l’intervento di un politico regionale, Emilio Usula (consigliere regionale in quota Rossomori), il quale ha regalato un saluto con promessa di un proprio personale impegno per la lingua sarda. Anche il consigliere Usula mi ha dato l’idea di avere annusato per la prima volta solo domenica ciò che può essere il mondo-movimento della lingua sarda e di essere rimasto piuttosto sorpreso, quasi come uno che cade dal letto o, comunque, come uno veramente meravigliato. Lo dico senza cattiveria. Speriamo di far dono di questa meraviglia a tanti altri, politici e non.

Foto de Andrea Fancellu leada dae sa pagina facebook sua.

L’ho detto anche all’Assessora proprio sabato: le chiavi sarde per l’Europa, e dunque per un miglioramento culturale e amministrativo ma anche economico, sono da ricercare possibilmente nella lingua sarda e nel fatto di essere, almeno in potenza, una minoranza linguistica di un certo peso (1.600.000 abitanti) e un luogo di bilinguismo. Occorre volerlo, sognarlo, ma è la strada principale da percorrere per sentirci più internazionali e fare scambi culturali reali con chi vive la nostra stessa condizione. Vuol dire anche cercare un rapporto diretto tra sardi e Unione Europea, reperire nuove fonti finanziarie e così facendo spremere di meno Regione e Comuni, enti  i quali, per loro sfortuna, non se la passano tanto bene. Si tratterebbe di un bel salto in termini di qualità e la chiave è tutta nella limba, se si capisse che la lingua è un tesoro anche economico allora si potrebbe iniziare a essere meno sub-coloniali e meno restii a investire tutto noi stessi in Europa e nel mondo.

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