L’Assessore Demuro: le élites sarde sono sempre state gattopardesche

Il prof. Gianmario Demuro. Foto presa dal sito http://www.artifizio.it/

Ho sentito un assessore regionale affermare che le élites sarde degli ultimi 70 anni, vale a dire gli anni dell’intera stagione autonomistica, sono state semplicemente ed efficacemente gattopardesche. L’ho sentito con le mie orecchie. Si tratta del prof. Gianmario Demuro, Assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma. Professore Ordinario di Diritto Costituzionale, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli studi di Cagliari. In questo momento il disegno riformistico più ampio è nelle sue mani:   lo Statuto sardo, i rapporti con lo Stato, il personale della Regione, la dimensione europea dell’Isola in senso normativo.

«Vedere la Regione dal di dentro significa capire come la macchina regionale venuta su, stratificazione dopo stratificazione, altro non sia che un sistema amministrativo e legislativo fisiologicamente autobloccante. Perché tutto ciò? A causa dell’eterna e angosciante paura dei sardi». Più o meno il concetto è questo. Le previsioni legislative di anni e anni di autonomia mancata hanno disegnato un sistema di gestione del potere caro e affine ai tanto citati gruppi di interesse trasversali. Ma che cosa sono queste lobbies/élites?

Le élites sarde non sono state e non sono ancora oggi riluttanti a esercitare dominio e predominio ma piuttosto a essere qualcosa di più che un insieme di privilegiati; cioè, appunto, ad assumersi le responsabilità tipiche di chi dirige. È questa riluttanza è sempre stato uno dei principali problemi della Sardegna. Anche perché è la stessa riluttanza, questa su scala maggiore, delle élites italiane, cioè dei gruppi di interesse di natura politica, burocratica-dirigenziale, imprenditoriale, accademica, editoriale cui le lobbies sarde si sono sempre prostrate. Anzi cui hanno sempre delegato le decisioni da prendere, secondo le traiettorie di una sublime autonomia rovesciata.

Le élites in Sardegna non hanno esibito l’orgoglio del merito e della selezione e nemmeno quello della sardità, piuttosto hanno sempre nutrito l’aspirazione a essere vip «italiani». Anziché vigilare sulle forme di cooptazione e di formazione dei propri membri, hanno allentato le regole, rilassato le pratiche di controllo, chiuso un occhio su mediocrità e irregolarità. Si arraffa quel che si può nel presente, ci si adatta a un contesto degradato, a una società che è prevalentemente una mistura di interessi e di cricche. Questo cinismo delle élites è stato uno dei volti della loro riluttanza, comporta il deterioramento dello spazio pubblico ed è, naturalmente, anche la fine della morale delle élites. E’ la storia del presente che Pier Paolo Pasolini ha anticipato con gli scritti corsari degli anni settanta e che Cicitu Masala ha prefigurato in S’Istoria e in Dio petrolio.

Abbiamo élites  all’altezza del momento presente? Cioè una classe dirigente in grado di far ripartire la Sardegna, ovvero propriamente ‘dirigere’, anche con tratti pedagogici, in grado di rinnovarsi e dare quindi spazio a élites nuove? E’ quello che vorrei chiedere all’assessore Demuro. Anche perché, a mio parere, uno degli elementi in grado di aprire una nuova stagione dirigente è quello della pianificazione linguistica. Interrompere il circuito chiuso e stagnante della monocultura linguistica dell’italiano aprirebbe nuovi scenari. Si ha paura di questo?

Non si capisce come mai nessun esponente sovranista-indipendentista presente in maggioranza abbia il coraggio di dire 10  parole chiare in merito alla pianificazione linguistica degli ultimi 8 anni, all’uso dello standard LSC, alla questione avvilente del posto di direttore del Servizio Lingua Sarda, lasciato vacante per non aver avuto il coraggio di confermare Giuseppe Corongiu, all’abbandono delle risorse umane che da anni lavorano come operatori linguistici in tutta l’Isola, alla noncuranza dell’impatto che la questione linguistica potrebbe avere sulle riforme, sopratutto se viste in una prospettiva più ampia e internazionale, in termini di  bilinguismo autentico e di minoranza linguistica in chiave europea. Non dare segnali in tal senso significherebbe continuare il gioco del: «Tutto cambia affinché nulla cambi».

Prof. Gianmario Demuro, mi smentisca. Porti avanti una campagna di sospensione della riluttanza. Magari è nelle sue corde. Passereste alla storia come delle élites nuove, diverse, sarde, europee, migliori di quelle italiane, fuori dall’ossessione mediamente consapevole di tipo «orientalista» e «postcoloniale». Il cambio di segretario PD, sopratutto se arriva Soru, significa mutamento dello scenario: partito forte grazie all’asse Renzi-Soru e Giunta debole a rischio stritolamento. E Soru sulla lingua si è espresso molto chiaramente pochi giorni fa a Sassari. Lo ha fatto in ragione del lavoro portato avanti da Giuseppe Corongiu e di una pianificazione linguistica da lui inaugurata e durata ben 8 anni, difficile tornare indietro. Esiste un’Europa dei popoli che ci aspetta, la chiave è esclusivamente linguistica. Non cogliere l’importanza strategica e funzionale della pianificazione linguistica all’interno di un più ampio sistema di riforme vorrebbe dire confermarsi élites gattopardesche.

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