1985: quando l’Italia di Craxi dominava la scena calcistica e non faceva interrogazioni parlamentari…

Viste le due interrogazioni parlamentari di oggi, rivolte al Ministro dell’Economia Padoan da parte di Miccoli (Pd) e di Rampelli (Fratelli d’Italia-An) in seguito ai fatti della partitissima Juventus-Roma di ieri sera, il calcio si conferma essere il fenomeno di costume più importante e caratterizzante il Bel Paese. Business, costume, desiderio, competizione, bellezza, immagine, psicologia, linguaggio, il gioco più bello del mondo contempla tutti i caratteri dell’attuale società, non solo, da un punto di vista economico è un microcosmo in cui avviene l’applicazione pratica dei principi fondamentali del neoliberismo nella sua versione più radicale (quella secondo cui solo il mercato puro è in grado di regolare se stesso).

Torniamo indietro nel tempo e andiamo al 1985, in un’Italia diversa da quella di oggi: altra economia, altra stagione politica, altre prospettive. La Serie A prima delle due rivoluzioni che hanno scosso il pianeta calcio: il pagamento dei diritti televisivi (Roberto Murdoch) e la sentenza Bosman sul trattamento del calciatore-lavoratore. La prima ha inondato di quattrini i principali campionati europei, la seconda ha messo in concorrenza i calciatori-lavoratori dei paesi UE. Tra la stagione 1972-63 e quella 1991-92 Milan, Juventus e Inter hanno vinto 13 scudetti su venti (il 66,67%), dal 93 al 2012 ben 17 su 19 (il 90% circa N.B. uno non è stato assegnato). Sempre negli ultimi 20 campionati in Spagna Real e Barca ne hanno vinti 16, l’80%, se guardiamo agli ultimi 10 campionati i successi sono 9 su 10. Fa un particolare effetto leggere cognomi dimenticati e sponsor oggi improbabili in quanto appartenenti a un differente universo economico. Era proprio un altro mondo, trenta anni fa, ma conteneva l’embrione di quello attuale.

La prima parte del 1985 affianca singolarità a consuetudini. A gennaio gelo e nevicate record bloccano intere città, a febbraio i Ricchi e Poveri sbancano a Sanremo con Se m’innamoro, Luis Miguel, appena quattordicenne, emoziona le mamme italiane con Ragazzi di oggi, ed Eros Ramazzoti canta Una storia importante. Michail Gorbačëv, a marzo, viene eletto segretario del PCUS, a maggio DC e PSI arrivano insieme al 48,3% e vincono le elezioni amministrative, il PCI tiene al 30,2%. Nello stesso mese l’Hellas Verona vince il suo primo, e finora unico, scudetto. Il 29 maggio, a Bruxell, 39 persone muoiono allo stadio Heysel prima che inizi la finale di coppa dei campioni. Sul campo vincerà la Juventus di Platini contro il Liverpool di Rush, uno a zero, proprio con rete del francese, su rigore erroneamente concesso ai bianconeri. Il 14 maggio Federico Fellini ricorre in tribunale contro Silvio Berlusconi per impedire che i suoi film vengano interrotti dalle pubblicità. «Voglio veramente suggerire un’idea all’attivissimo Cavaliere – afferma in un intervista il regista italiano – che di idee ne ha fin troppe. Se riuscisse ad ottenere in Parlamento un decreto che lo autorizza a interrompere anche processioni, parate militari, discorsi dei parlamentari stessi. Oppure le funzioni religiose, una messa tre stop, una messa cantata sette stop. Potrebbe sembrare sacrilego, ma non è altrettanto sacrilego interrompere l’opera di un artista?». Un Cavaliere magro e asciutto, denti bianchissimi, con buona parte dei capelli, intervistato dalle sue televisioni risponde così al maestro «Io ho visto il film di Fellini, un bel film, una bella storia d’amore. Non c’è nessuna possibilità di rapporto tra la televisione reale, sia nostra che dell’Ente di Stato, e la televisione immaginaria di Fellini, quella appartiene soltanto al suo mondo grottesco, ed è lontanissima dalla realtà.» La televisione commerciale guarda non solo all’Italia ma anche altrove. L’America diventa terra di conquista. Film, telefilm, sceneggiati, tutta la produzione di questa eccezionale macchina dello spettacolo viene saccheggiata dalla televisione italiana. Esplode la tv generalista, la tv di tutti e per tutti. Quindici milioni di telespettatori per Dallas, altrettanti per Uccelli di Rovo, altri milioni per Magnum P.I., Hazzard, Arnold. Sono trascorsi pochi anni dalla nascita della tv commerciale e l’idea di una televisione nuova e destinata a tutti, vera alternativa a quella di Stato, è già così radicata e familiare che solo un anno prima, nel 1984, quando le reti Finivest vengono oscurate, migliaia di persone si ritrovano in piazza a chiedere ad alta voce il ritorno della loro televisione. E’ la rivolta del popolo di Drive-In, dei Puffi, di Holly e Benji e Bim Bum Bam. Nel mese di giugno Spagna e Portogallo entrano a far parte della CEE e gli italiani votano per il referendum sulla scala mobile. Vince il no, gli stipendi non sono più legati al costo della vita. Un operaio metalmeccanico di terzo livello ritira al netto 902.935 lire, un insegnante laureato 984.400 lire. Uno spettacolo al cinema costa 6.000 lire, 50 litri di carburante in media 66.000 lire, il manuale “Storia contemporanea” di Rosario Villari 13.000 lire, un appartamento di 80 mq in zona semicentro a Roma 160.000.000 di lire (l’equivalente di 177,6 stipendi mensili di un operaio, pari a 15 anni di lavoro). Il 3 luglio 1985 Francesco Cossiga diventa l’ottavo Presidente della Repubblica Italiana. Il Sudafrica fronteggia la rivolta contro l’apartheid, la mafia di Totò Riina assassina il commissario Beppe Montana, la lira viene svalutata dell’8% e il rapporto con il dollaro passa a 2.200 lire. Ad agosto la Corte d’appello assolve tutti gli imputati per la strage di Piazza Fontana, la squadra killer dei corleonesi si ripete e ammazza il vicecapo questore Antonino Cassarà.

Favorite e possibili sorprese. Un estate intensa, in cui, calcisticamente parlando, vige la divisione tra il calcio mercato di Milanofiori e la successiva fase dei ritiri pre-campionato con le squadre complete per tutto l’anno senza possibilità di ulteriori compravendite.  Il calcio estivo non è caratterizzato da amichevoli di lusso con il meglio del calcio europeo, ma da partite con squadre di provincia, per lo più di serie B e C.  A fine agosto il girone di qualificazione della Coppa Italia è il primo vero test per saggiare lo stato di forma dei giocatori. Otto gironi da sei squadre ciascuno, Serie A, B e il meglio della C1. La Juventus esordisce 0-0 col Perugia, la Samp vince 4-1 a Taranto, il Napoli e l’Inter pareggiano 0-0 rispettivamente con Pescara e Cesena, il Verona neo campione d’Italia vince 2-0 a Cremona, il Milan fa 2-2 fuori casa col Genoa, il Torino vince a San Benedetto e la Roma toppa perdendo a Messina 1-0. Il campionato prende il via l’8 di settembre con le seguenti sedici squadre: Atalanta, Avellino, Bari, Como, Fiorentina, Inter, Juventus, Lecce, Milan, Napoli, Pisa, Roma, Sampdoria, Torino, Udinese, Verona. Quest’ultima si presenta alla stagione fresca di titolo, pronta per l’esordio assoluto in Coppa dei Campioni. Sulle divise da gara campeggia lo sponsor Adidas, il presidente è Celestino Guidotti affiancato dal DS Mascetti. Bagnoli è il tecnico del miracolo, di lui scrive Brera «Bagnoli è tecnico di mirabile pragmatismo: le doti umane in lui poco palesi per la sua naturale introversione, risaltano sul piano pedagogico e persino sul piano etico. I suoi allievi lo sanno bene e per questo gli sono affezionati: li considera uomini, non solo macchine da gioco, suscettibili di fusioni e connessioni magicamente articolate negli schemi. (…) Bagnoli ha ricevuto pressanti sollecitazioni a lasciare il Verona quando ancora la conquista dello scudetto era possibile, non certa. So di due grandi società che non nomino per non venir meno ai miei impegni deontologici. Bagnoli ha deciso di rimanere a Verona quasi per un desiderio di ascesi professionale, un rendimento di grazie al destino che l’ha tanto premiato quest’ anno e che potrebbe non ripetere i suoi doni l’anno prossimo. Bagnoli aveva già lasciato una squadra dopo aver vinto e non voleva si rafforzasse una fama immeritata. Sapeva, sa anche lui perfettamente che il Verona non sarà più questo complesso di sobria magia: se ne va Fanna, se ne va Garella, se ne va Marangon. La perdita più grave è quella di Fanna, sicuramente insostituibile.» L’ossatura della squadra è Giuliani in porta; a difendere Tricella, Briegel, Fontolan; a centrocampo Di Gennaro, Vignola, Verza, Volpati, Bruni; in attacco la coppia magica dello scudetto Galderisi-Elkjær Larsen con Turchetta. La rosa, considerando i primavera aggregati, è composta da ventuno giocatori.

La Juventus bonipertiana, sponsorizzata Ariston, risponde con Trapattoni allenatore, Tacconi in porta, Favero, Brio, Scirea, Cabrini in difesa, Manfredonia, Bonini, Mauro, Laudrup a centrocampo, Platini, Serena, Pacione in attacco. Non ci sono più Gentile passato alla Fiorentina, Tardelli accomodatosi all’Inter, Paolo Rossi al Milan, Boniek alla Roma. Una Juve rinnovata che aspira a confermarsi in Europa e a rivincere in Italia. La rosa è di diciotto giocatori.

L’Inter del Presidente Pellegrini e di mister Castagner, dello sponsor Misura, può schierare il portiere Walter Zenga, una difesa di prim’ordine con Bergomi, Ferri, Collovati, Mandorlini, a centrocampo l’esperto capitano Giuseppe Baresi, i campioni del mondo Tardelli e Marini, Liam Brady, la promessa Cucchi, in attacco il campione tedesco Rummenigge, il centravanti della nazionale Altobelli, Pierino Fanna, Ciocci, Selvaggi.

Sull’altra sponda dei navigli il Milan di Giussy Farina, sponsor Fotorex, guidato da Nils Liedholm, può schierare Terraneo tra i pali, capitan Baresi che leader di una difesa molto giovane composta da Tassotti, Costacurta, Maldini (esordiente a quasi 17 anni nel campionato precedente) e Filippo Galli, a centrocampo Ray Wilkins, Di Bartolomei, Evani, Bortolazzi, Icardi, in attacco Paolo Rossi, Hateley, Pietro Paolo Virdis.

La Sampdoria del patron Mantovani, targata Phonola, fresca vincitrice della Coppa Italia, è guidata dal confermato Bersellini e vive sulle ali dell’entusiasmo di una squadra giovane e di una coppia di attaccanti fresca e ricca di talento, Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Tra i pali Bordon, eterno secondo di Zoff in nazionale, in difesa lo Zar Pietro Vierchowod, Luca Pellegrini, Moreno Mannini, a meta campo Fausto Pari, Galia, Scanziani, Salsano, Matteoli e lo scozzese ex Liverpool Graeme Souness, vincitore coppa dei campioni ’84, in attacco anche Trevor Francis ex Nottingham Forest, vincitore coppa dei campioni ‘78 e ‘79.

La Roma del focoso presidente Dino Viola, dello storico sponsor Barilla, conferma in panchina lo svedese Sven Goran Eriksonn e in campo  l’ossatura della squadra campione d’Italia nel 1983 eccetto il brasiliano Falcao. A difendere la porta Tancredi, in difesa Dario Bonetti, Nela, Gerolin, Righetti, Lucci, Oddi, a centrocampo Conti, Giannini, Cerezo, Ancelotti, Boniek, Di Carlo in attacco Pruzzo, Graziani, Tovalieri. Rosa con diciannove giocatori.

La Fiorentina dei Pontello, griffata Opel, allenata da Aldo Agroppi, ha acquistato dal Vicenza un giovanissimo talento di nome Roberto Baggio, autore a diciassette anni di dodici reti in serie C1, che non potrà esordire in serie A durante la stagione a causa di un brutto infortunio. Il capitano è sempre Antognoni, altri giocatori di spicco sono il portiere della nazionale Giovanni Galli, in difesa il campione del mondo ’78 e capitano dell’Argentina Daniel Passarella, il neo acquisto Claudio Gentile, Contratto, a centrocampo Gabriele Oriali, Sergio Battistini, un diciottenne di gran futuro come Nicola Berti, in attacco Monelli, Iorio, Massaro. La rosa è di 19 giocatori con ben 4 campioni del mondo (Antognoni, Gentile e Oriali in Spagna, Passarella in Argentina), senza dimenticare Giovanni Galli e Daniele Massaro che parteciparono alla spedizione del 1982 senza essere mai impiegati.

Il Napoli ha sulle maglie lo sponsor Buitoni, è presieduta da Corrado Ferlaino, allenata per la prima volta da Ottavio Bianchi, capitanata da Diego Armando Maradona, il più forte giocatore al mondo del momento. Tra i difensori il diciottenne Ciro Ferrara, la bandiera Bruscolotti, Ferrario, Renica, Marino, Carannante, a centrocampo il biondissimo Buriani, Bagni, Pecci, Caffarelli, Celestini, in attacco Maradona, Giordano, Bertoni, Penzo.

Il Torino del Presidente Sergio Rossi, sponsor Sweda, ha come direttore generale Luciano Moggi e allenatore il tecnico dell’ultimo scudetto Gigi Radice. In porta Copparoni, in difesa Cravero, Francini, Beruatto, Corradini, Rossi, a metà campo il capitano Zaccarelli, Dossena, Leo Junior, Comi, Sabato, in attacco il nazionale austriaco Schachner.

Altri giocatori degni di nota sono lo svedese Stromberg e il ventiduenne Donadoni dell’Atalanta allenata da Nedo Sonetti, il centravanti ventunenne Stefano Borgonovo  e lo zingaro brasiliano Dirceu del Como, il giovane mediano Nando Di Napoli e l’attaccante Ramon Diaz dell’Avellino capitanato da Franco Colomba, il terzino sinistro De Agostini e il giocatore d’attacco Andrea Carnevale per l’Udinese, il centravanti olandese Wim Kieft e l’ala della nazionale danese Berggreen del Pisa, il laterale Amedeo Carboni del Bari dei Matarrese, i nazionali argentini Barbas e Pasculli e il giovane Alberto Di Chiara del Lecce.

Le favorite sono Inter e Juventus, possibili outsider Roma, Sampdoria, Milan, Napoli, Torino. Difficile la riconferma del Verona.

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