Il Vademecum di Paolo Maninchedda sulle origini dei pasticci in Giunta

Paolo Maninchedda. Foto tratta dal sito http://www.unionesarda.it

Non sempre un politico scrive con lo stile di un bravo narratore, anzi quasi mai. Paolo Maninchedda, Assessore ai Lavori Pubblici della Regione Sardegna, è uno di questi rari casi.  Val la pena leggere il post che ha pubblicato stamattina sul suo blog personale  Sardegna e Libertà. Ironia,  virtuosismo stilistico e ricchezza di affabulazione. Quasi una “giovane” narrativa, attratta dalla Filosofia (la riflessione alta sull’impotenza del politico contemporaneo di fronte al mostro burocratico) e dal Romanzesco (passioni e avventure di un assessore solitario). 

di Paolo Maninchedda
Oggi l’Unione Sarda ci fa pelo e contropelo su un ricorso presentato dalla Regione contro una sentenza del Tar Sardegna che aveva di fatto impedito la costruzione di serre elettriche a Narbolia. Personalmente sono contro le serre elettriche. Se le cose stanno come dice il giornale (cosa che va sempre verificata perché la verità è sempre evidente ma mai chiara), bisogna dire che L’Unione ci tratta anche troppo bene. Non è che, siccome si è al governo della Regione, si viene vaccinati contro gli errori o contro i nipotini degli errori, le minchiate, o contro i pronipoti degli errori, le solennissime e acclarate brutte figure. Né, d’altra parte, stare all’opposizione, esenta dal ridicolo delle bugie dette con faccia di cartone, come mi è capitato di dover vedere e ascoltare ieri in Aula di fronte alle performance di esperti consiglieri regionali del Centrodestra che recitavano a soggetto la parte di chi non conosce le regole del Bilancio regionale.
Però, non è nota ai più la genesi, quasi mitologica, delle magnifiche puttanate che una Giunta può fare. Ci sono due settori in cui un assessore viene degluttito dai meccanismi amministrativi: i contenziosi legali e le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale.
È noto a tutti che ci sono due uffici in Sardegna dove il tempo è sospeso: la Tutela del Paesaggio e, soprattutto, il SAVI, il Servizio che rilascia la Valutazione di Impatto Ambientale. Il terzo ufficio mangiatempo dipende dal mio Assessorato: il Genio Civile, che però, a differenza degli altri due, è in ritardo su molte cose perché non ha personale. Adesso, con la Grazia del Supremo Comando Delle Forze Inerti del Personale della Regione (grazie ai buoni uffici dell’assessore Demuro, altrimenti non avremmo toccato palla neanche con un pelo degli stinchi) ci hanno concesso di reclutare due (per non esagerare) dirigenti, ovviamente tra quelli già in servizio nel sistema Regione. Ma torniamo alla descrizione del ciclo del concepimento delle pratiche che, lo anticipo, non conosciamo.
Iniziamo, dato il caso segnalato dall’Unione, dalle cause legali. Che cosa succede ordinariamentee? Succede che il Presidente convoca la Giunta con un ordine del Giorno. Nella cartella degli atti proposti dalla Presidenza, ad ogni Giunta ci sono mediamente una decina di costituzioni in giudizio da parte della Regione. Ora, per quanto un Assessore si voglia applicare con diligenza, impegno, dedizione e sacrificio, non ha alcun elemento per valutare se il costituirsi in giudizio sia o non sia la scelta giusta. In più, in ragione della legge 31, ogni assessore teme come il fuoco di interferire con la procedura di cui è responsabile il dirigente posto a capo del Servizio. Per cui, anche obiettare in Giunta sulla proposta degli uffici, non solo non è semplice, ma anche rischioso, perché, nel caso delle costituzioni in giudizio, un domani un’obiezione potrebbe essere letta come un tentativo di voler parteggiare o danneggiare intenzionalmente o l’interesse pubblico o l’interesse privato. In questa situazione in cui la pedagogia della paura a cui ci ha educato la Santissima Inquisizione della Magistratura Italiana (fra un po’ chiediamo il Via anche per andare in bagno) la fa da padrona, noi votiamo ciò che ci viene proposto. Non solo. Quando anche il buon senso ci suggerirebbe di andare contro il parere dell’Ufficio Legale, c’è la paura della Corte dei Conti che ci dà un bel morso allo stomaco e ci fa rinsavire. Cito un caso: le transazioni. I Lavori Pubblici hanno spesso interesse a transare su appalti nei quali, per mille ragioni, si è aperto un contenzioso. Siccome però l’ammontare di una transazione è sempre un fatto pattizio nel quale bisogna un po’ assumersi delle responsabilità di cui si può essere chiamati a rispondere da un giudice contabile che ritenesse incongrua la transazione, da noi si transa poco e si va il più delle volte a giudizio, dove spesso la Regione le prende da orbi. Ma, siccome è un giudice ad ordinarci di pagare, nessuno ha responsabilità e si paga serenamente (e molto!). Poi l’Assessore del Bilancio va in via Roma (non in Consiglio, ma sotto i portici, di fronte alla chiesa di San Francesco) col cappello in mano a cercare di far quadrare i conti.
La cosa è ancora più terribile con le Valutazioni di Impatto Ambientale. Gli uffici, che declinano in modo alchemico l’interesse pubblico con quello della gallina prataiola e del pollo sultano, che da tempi immemorabili decidono chi vive e chi muore nel settore dei rifiuti, che valutano anche il tasso di Ph del sudore dei proponenti, nonché il colesterolo, l’azotemia, l’acido urico e il tasso medio di testosterone, al termine delle istruttorie scodellano il Sì o il No alla Giunta. E che minchia può dire un Assessore dopo istruttorie così chimicamente approfondite se non un Sì? Come facciamo ad entrare nel merito? Ma allora, perché portare le Via in Giunta? Mistero. Questa è la Regione barocca che abbiamo ereditato, e tra un ricciolo e un decoro, tra una pratica e una gallina, è certamente facile fare in un attimo tutta la genealogia degli errori che una macchina vecchia, presuntuosa e inconcludente è in grado di generare e di addebitare ai polli di turno.

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