Qatar is booming! In Sardegna varrà la Sharia o il collocamento by partiti?

Un articolo apparso sull’edizione inglese del principale quotidiano del Qatar, Gulf Times, scritto dal presidente della commissione Sanità della Camera e Deputato sardo Pierpaolo Vargiu.

Pubblico una lettera di Giuseppe Masala (blog http://zeroconsensus.wordpress.com/) a proposito della questione San Raffaele, sanità sarda, Qatar Foundation e opportunità di sviluppo per la Gallura. Caro Roberto, sento tante grida di giubilo sul varo del “nuovo progetto” sanitario a Olbia, annunciato dal Tweet (Tempi Moderni!) del parlamentare Scanu. Ma questo entusiasmo è giustificato? Il progetto, sia nello specifico che nel quadro d’insieme della situazione, è stato sottoposto a preventiva analisi critica da parte dei tanti che già si sperticano con le lodi, presagendo le solite “magnifiche sorti e progressive”? A me sinceramente non pare che questa analisi sia stata fatta.

Nello specifico, pur non essendo un esperto di sanità, mi pare che ci sia un problema di costi-opportunità grande come una casa. Il progetto “San Raffaele” della Qatar Foundation, se non ho capito male, godrà dei contributi del Servizio Sanitario e dunque della Regione Sardegna. Va da sé che, a parità di risorse, una “bocca in più da sfamare” (la Fondazione Qatar) vuol dire minori porzioni per tutti. E’ facile inoltre presumere che l’onere di minori risorse disponibili per gli ospedali pubblici andrà a ricadere innanzitutto proprio sulla Gallura: è difficile immaginare tagli “draconiani” sulle Asl del sud Sardegna per finanziare la nuova struttura. Molto probabilmente questi tagli andranno a toccare proprio le strutture pubbliche galluresi per non creare una situazione di iniquità, con la spesa sanitaria pro capite più alta in Gallura che in altre parti della Sardegna. Poi, non mi soffermo troppo, per carità di patria, sul fatto che la stampa di questi giorni stia prospettando una Legge di Stabilità nazionale con forti tagli alle Regioni che, manco a farlo apposta, parlano di ripercuoterli proprio sul Servizio Sanitario. Dunque, molto probabilmente, le risorse disponibili, a partire dal 2015, rischiano di essere minori rispetto a quest’anno peggiorando ancor di più la situazione.

Più in generale poi, i laudatores mi pare che non tengano in considerazione un altro fatto: la Qatar Foundation è un’entità espressione di uno stato sovrano e per giunta extra europeo. Anche su questo punto mi pare che non manchino i dubbi e le perplessità. Lo stato del Qatar (di cui la Qatar Foundation è diretta espressione) non è esattamente uno stato fondato sui principi illuministi che sono patrimonio fondamentale della cultura europea e anche sarda. Per esempio il sistema giudiziario qatariota è fondato sulla Sharia, la legge religiosa, converrai che per noi la commistione tra stato e religione non è accettabile. Oppure, il capo dello stato, l’emiro, è anche capo del governo. Non esattamente una distinzione netta tra poteri e dunque un qualcosa di difficilmente proponibile in Occidente. Ecco, tu caro Roberto dirai : “Va bene, ma a casa loro possono fare ciò che vogliono. A noi ci interessa cosa fanno qui”. Naturalmente questa che immagino sia la tua obbiezione è fondata. Eppure nel mondo, devi sapere, che c’è stato un enorme dibattito sull’intervento nell’economia di entità diretta espressione di stati sovrani esteri. E per esempio i Fondi Sovrani che molti stati hanno costituito sono stati obbligati a firmare i cosiddetti “Principi di Santiago”, con i quali hanno dichiarato che i loro investimenti internazionali hanno natura meramente commerciale e non geopolitica e dunque accettano un principio di non ingerenza negli affari interni delle nazioni nelle quali investono. Sarebbe troppo chiedere alla Qatar Foundation l’accettazione di questi principi in ordine alla politica italiana e sarda in particolare? Inoltre, visto che il loro sistema giuridico è fondato sulla legge coranica della Sharia, sarebbe troppo chiedere a quali principi si atterrà il comitato etico della nuova struttura sanitaria? Saranno, questi principi, quelli della Sharia oppure quelli comunemente accettati in Occidente ovvero saranno una via di mezzo tra i primi due?

Io credo che una richiesta di chiarimenti su questi punti sia più che legittima, anche in una regione-nazione dove si è da sempre pronti ad applaudire lo straniero che viene dal mare salvo poi – ahimè – piangere lacrime amare una volta che egli ha tirato giù la maschera.

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