Fenomenologia del compleanno di Gigi Riva!

Gigi Riva, neocolor e scratchboard, ritratto inedito di Massimo Jatosti per http://www.huffingtonpost.it/

Il 7 novembre 1944 è nato Gigi Riva, Scudetto nel 1970 con il Cagliari, poi campione europeo nel 1968 e vice-campione del mondo nel 1970. Detiene tuttora il record di marcature con la maglia azzurra: 35 goal in 42 partite. Qui di seguito alcuni passi tratti da articoli d’annata o post/articoli/ pubblicati sui principali media.

Partiamo dal mai dimenticato giornalista Gianni Brera e da cosa scrisse dopo un Inter-Cagliari il 25 ottobre 1970:

Il Cagliari ha subito infilato e umiliato l’Inter a San Siro. Oltre 70 mila spettatori: se li è meritati Riva, che qui soprannomino Rombo di Tuono.

Riva è intelligente e – tuttavia – coraggioso fino alla temerarietà. Esaltandomi in lui da conterraneo lombardo sono giunto a chiamarlo “Re Brenno” e persino “Rombo di tuono”. Penso che se fosse nato durante la loro invasione, lui e non altri avrebbe condotto i Padri Galli alla conquista di Roma: se fosse nato nel Medioevo, lui e non altri avrebbe guidato i Lombardi a Legnano… E nel Rinascimento sarebbe diventato Capitano di ventura, uno sicuramente nato per conquistare città e castelli… Effettivamente Luis ha la forma mentis e la struttura fisica dell’eroe come ci ha insegnato a vedere la storia, non solo quella sportiva.

Giovanni Maria Bellu oggi per Sardinia Post:

Poi un giorno da un pianeta lontanissimo – un pianeta nebbioso nel cuore di quella che in seguito un gruppo di forsennati avrebbe definito “Padania” – arriva un ragazzo di gambe e di cervello che il 12 aprile del 1970 tira in tuffo una capocciata che sfonda la porta la porta del Bari difesa da Giuseppe Spalazzi noto “Kamikaze” e, dopo essersi presa lo scudetto, prosegue la sua corsa, attraversa la gradinata, schizza verso il porto, sorvola le navi, abbatte un paio di delfini, miete le onde di una tempesta, manda affanculo Civitavecchia, fa una piroetta su Roma, uno sberleffo savoiardo su Torino, sfonda le Alpi, saluta i minatori emigrati a Marcinelle, i braccianti diventati operai a Dusseldorf, is piccioccus de crobi che servono ai tavoli di Londra,is maistus de muru appesi all’impalcatura di un grattacielo di Sydney, i pastori che benedicono l’erba della Pampa. E ricade nel mezzo di uno stadio messicano. Si chiama l’Azteca. E’ il 17 giugno del 1970. Cross di Domenghini, stop di sinistro, finta ancora a sinistra e poi un missile che, infrangendosi alle spalle del cittadino tedesco Josef Dieter Maier noto Jepp, consente all’estenuato pallone di riposarsi sulla rete. Italia – Germania 3 a 2.  El Partito de siglo, Die Jahrundertspiel, la Partita del secolo, che finì 4 a 3.

La Gazzetta dello Sport titola:

«Gigi Riva compie 70 anni: Rombo di tuono leggenda a forma di isola»

«Dallo storico scudetto al record di gol in Nazionale: Cagliari e la Sardegna festeggiano il figlio adottivo diventato un simbolo»

Nel mondo del calcio per tutti è rimasto Gigi, o Giggirriva per i sardi che lo hanno adottato con la stessa fretta con cui lui si è innamorato della loro terra, scoperta suo malgrado a 18 anni quando lascia per sempre Leggiuno, sulle le rive del Lago Maggiore, dov’è nato e cresciuto dietro l’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Numero undici scelto per emulare il suo idolo Skoglund, attaccante svedese dell’Inter, nel 1963 Riva è già titolare nella nazionale Juniores quando Lupi, il suo allenatore del Legnano, gli comunica in aereo che è stato venduto al Cagliari. “Piuttosto sto fermo un anno – gli risponde – ma lì non ci vado”. E invece la sorella Fausta che gli fa da mamma, perché è già orfano di entrambi i genitori, lo accompagna a Cagliari e da lì non si muove più. Rifiuta tutte le offerte dell’Inter e della Juve, conoscendo nuovi compagni diventati amici per sempre. I “pecorai”, come erano chiamati nelle trasferte in continente gli uomini di Scopigno, entrano nella storia nel 1970 quando il Cagliari vince lo scudetto al vecchio stadio Amsicora.

Per Il Fatto Quotidiano il compleanno di Rombo di tuono è l’occasione per ricordare il grande Cagliari di Scopigno, lo scudetto del ’70 e quel rapporto indissolubile tra l’isola e il campione che rifiutò le grandi per rimanere sardo:

25 ottobre 1970: Inter-Cagliari 0-2. Gianni Brera scrive: “Oltre 70mila spettatori: se li è meritati Riva che qui soprannomino Rombo di Tuono”

«Lo scudetto del piccolo Cagliari è subito letto come una rivincita etica e morale dei vinti nei confronti dei vincitori»

Il suo gran rifiuto alla Juventus è gesto simbolico degli anni della contestazione: Rombo di Tuono dice no alle lusinghe potere, si sottrae allo spettacolo e sceglie di restare umano. Nella sua isola, taciturno. Tra i suoi pochi amici, pensieroso. Un ultimo grave infortunio lo costringe ad abbandonare il calcio a soli trentuno anni. Ma nella storia del calcio e nell’epica della rivoluzione, il volto impassibile di Gigi Riva è scolpito in eterno.

Il quotidiano La Stampa ci segnala che da venerdì a domenica sarà in scena a Milano “Da Leggiuno in Nazionale”,
lo spettacolo di Francesco Pellicini dedicato al grande campione sardo:

Non è forse un caso che dopo un’adolescenza costellata dalla morte di una sorella e di entrambi i genitori – papà sarto e barbiere, mamma casalinga -, gli esordi in una fabbrica di ascensori e il debutto tra i professionisti a Legnano, il centravanti scelse di farsi largo a Cagliari. La famiglia era scettica. «Cosa vai a fare su un’isola: è meglio che resti qui a lavorare». Qualche anno dopo lo avrebbe implorato di accettare la corte della Juventus. «Io da qui non mi muovo», rispose a tutti Riva. «So di aver superato l’esame come calciatore, adesso mi interessa passarlo come uomo».

Con emozione Elvira Serra lo racconta sul Corriere della Sera:

La cosa che non potevo sapere di Gigi Riva, prima di incontrarlo di persona, è che riesce a sorprendersi per le piccole cose, a sorridere timidamente dopo un gesto affettuoso e a distendersi, con uno sguardo grato, quando gli si dice, con finto rimprovero: «Gigi, la prossima volta che vieni a Milano me lo devi dire: lo sai che tra sardi ci si aiuta sempre»

Da non perdere Maurizio Crosetti su Repubblica:

«Gigi Riva, i silenziosi 70 anni di una leggenda a forma di isola»

Un sinistro straripante, il record di gol tuttora imbattuto in nazionale, uno storico scudetto vinto a Cagliari nel ’70. È stato l’ala sinistra ideale, potenza straordinaria ma anche fragilità: la gamba spezzata due volte, l’addio al calcio a soli 31 anni. Il simbolo di una regione che lo ha adottato e che oggi protegge il suo desiderio di restarsene da solo. […] La sua storia, la potenza e la precarietà. Le gambe spezzate due volte, sempre in nazionale, contro Portogallo (perone) e Austria (tibia e perone), un doppio sacrificio per la patria. I due miliardi che la Juve voleva dare al Cagliari, ma lui rifiutò, il lombardo più sardo di tutti.

La sua gente, per sempre. “Negli occhi dei sardi non leggevi la felicità del tifoso ma l’orgoglio”: per loro, Gigi era “arrogadottu”, il rompitutto. E le parole crudeli ascoltate nelle altre città, sul Continente. “Ci gridavano ladri, banditi, pecorai. E noi, per tutta risposta, più forti ancora”.

Una volta raccontò dell’imbarazzo nell’incontrare De Andrè, altro sardo d’adozione, e l’incrocio irrisolvibile delle loro timidezze. Sembrava brusco, Riva, come graffiato dentro. “Non ho avuto una grande infanzia, tutto parte da lì, il resto me lo sono creato da solo”.

Orfani si è sempre ma quanti fratelli, Gigi. I sardi conoscono l’uomo a forma di isola e ne rispettano le alte scogliere pur amandolo di un amore assoluto, come quando lui li guardava fisso negli occhi dal centro del campo, il colletto della maglia chiuso con i lacci, lo stemma dei quattro mori sul petto. Essere una narrazione, il racconto di gloriose gesta e del buio che le accompagna, reclamandone il prezzo. Essere una leggenda, ed essere così soli.

Così Enrico Gaviano due giorni fa su La Nuova Sardegna:

Fermo e deciso, come quando eludeva la guardia dei più forti terzini al mondo, Gigi Riva respinge l’ennesima richiesta. Niente interviste. Lo hanno cercato da tutta Italia e non solo. Il 7 novembre, il più grande attaccante del Cagliari e della nazionale compie 70 anni. Ma Gigi ha deciso di spegnere la luce dietro di sè. Senza clamori. Il suo mito però non lo abbandona. Eppure ha smesso di giocare da 38 anni, dopo l’ennesimo infortunio, il primo febbraio del 1976, stadio Sant’Elia, Cagliari-Milan 1-3. Rombo di tuono lo ha battezzato Gianni Brera, a ricordare il violento impatto del suo sinistro sul pallone. Soprannome che gli resta impresso per sempre, insieme al Gigirriva della pronuncia sarda. Già la Sardegna. Ci arrivò nel 1963 controvoglia, deciso ad andar via subito. Invece è rimasto. Per amore dei sardi, più che della squadra. Condividendo con gli isolani lo stesso carattere: diffidente, taciturno, fiero ma pronto a darsi completamente davanti a una vera amicizia.

L’Unione Sarda titola «Gigi Riva compie 70 anni, l’Isola celebra l’eroe»:

Rombo di Tuono, il calciatore che ha saputo riscattare l’orgoglio ferito dei sardi negli stadi d’Italia, festeggia 70 anni. Nel giorno del suo compleanno l’Isola rilegge il suo mito e il Cagliari calcio celebra la memoria delle sue imprese calcistiche comprando una pagina sui giornali sportivi nazionali e sull’Unione Sarda. Doveva rimanere al massimo un paio di stagioni, per sfruttarla quale trampolino di lancio, e invece non se n’è più andato. “Perché qui – spiegò a chi gli chiedeva il motivo di una scelta controcorrente – io che in pratica non avevo famiglia, ne ho trovate tante”.

Ha vinto poco, in relazione al moltissimo che valeva: e comunque uno scudetto con il Cagliari, quello storico del 1970, quanti ne vale di quelli conquistati dagli squadroni del continente?

Gli Auguri del terzino mundial Antonio Cabrini:

Ricordo Gigi Riva ai tempi in cui era l’attaccante della nazionale, un grande atleta che ha vinto lo scudetto con la maglia rossoblu’. La Sardegna deve tanto a Riva ma anche Gigi deve tanto a questa isola che è diventata la sua terra adottiva.

Chiudiamo con Giovanni Maria Bellu, sempre per Sardinia Post,  con un’analisi che in fondo ci sta e che estende la questione ai gangli della psiche collettiva, ai cattivi processi di stereotipizzazione, alla distanza tra aspettative ideali di sardità e atti pratici sostanziali di ciascuno di noi. Tutto sommato un ragionamento molto sardo, di cultura che si sente comunque osservata, nonostante sia stata precedentemente a disposizione di quella osservante (vedi anni a “Repubblica” e cronache su sequestro Soffiantini ad esempio). Peccato G. M. Bellu non veda la questione linguistica come chiave per ulteriori e approfondite disamine. Comunque:

Potrebbe diventare altro che deputato, imperatore di Sardegna. Non cede alle lusinghe.

Non è mai snob. Mai appare finto. Lascia il calcio e fa il dirigente sportivo. Serio, diligente. Mai sopra le righe. Sempre al servizio. Scrive anche articoli, commenta, dice la sua. Cose di buon senso. Potrebbe diventare altro che deputato, imperatore di Sardegna. Non cede alle lusinghe. Cammina assorto per le strade. Si ferma a bere un caffè. Pensa alle cose importanti. Un cittadino, un padre di famiglia che ha fatto una fortunata carriera. Che vive dentro una comunità e ne condivide i problemi. Un balente, diremmo. Quello che crediamo di essere, ma non siamo. Forse è soprattutto per questo che gli vogliamo tanto bene. Buon compleanno Gigi Riva.

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