Radical chic 2.0: Giorgio Todde, sa pudda campina, sa tziligherta de su bedriaga, su tintirriolu pedde

La lucertola del Bedriaga – Foto presa dal sito http://www.naturamediterraneo.com

Lo strabiliante successo ottenuto da sa pudda campina (altrimenti nota come gallina prataiola), insieme a sua comare sa tziligherta de su Bedriaga (cioè la lucertola del Bedriaga) e a suo compare su tintirriolu pedde (vale a dire il famigerato e temuto pipistrello), nell’arrestare i lavori sulla Sassari-Olbia, ha (ri)smosso le acque del dibattito animal-ambientalista. Puntuale come la morte lo scrittore Giorgio Todde, dall’alto del suo benessere economico e del suo moralismo borghese radical chic, scrive su La Nuova Sardegna che le galline prataiole dovrebbero non solo prosperare ma addirittura occupare le poltrone di Sindaci e Assessori.

Una parte considerevole della scena radicale contemporanea (ivi compresa quella appunto radical chic)  dà per scontato il concetto che la liberazione animale sia parte integrante della politica rivoluzionaria del 21° secolo. Molti attivisti e opinionisti impegnati a tracciare traiettorie anti-capitalistiche e anti-casta sono cresciuti politicamente nel credo di campagne per i diritti degli animali. In alcuni ambienti il veganismo e la liberazione animale sono considerati il culmine della purezza dell’opposizione. In realtà gran parte della ideologia animalista è sia anti-umanista che anti-ecologicista, l’idea di estendere ai non umani strutture etiche per natura umane è piuttosto banale e superficiale. Da una lato fraintende ciò che è peculiare degli esseri umani e dall’altro considera “superiori” un certo tipo di animali (evidente antropomorfismo), ignorando completamente la maggior parte delle creature che rendono questo pianeta ciò che è.

Molti animalisti concentrano le loro critiche sull’antropocentrismo su cui la moralità tradizionale si basa. Oltremodo ingenuo, il problema principale più diffuso in occidente non è il fatto che si promuova l’etica antropocentrica (cioè l’uomo al centro del mondo/universo), ma che si promuova l’etica borghese (quella di Todde ne è un esempio). Perché sono popolari le teorie sui diritti degli animali all’interno di circoli radicali? Poiché sembrano apparire come un affronto estremo allo status quo, mentre in realtà recuperano i fondamenti ideologici dello status quo. Infatti, per mettere a fuoco gli interessi dei soli animali (anzi, della piccola minoranza rappresentata da quelli più “vicini” all’uomo e da esso compresi), si finisce col perdere di vista la dimensione ecologica del tutto, di cui l’uomo è attore principale, piaccia o non piaccia.

Invece di indagare sulle condizioni sociali ed ecologiche nelle quali le banane ed il caffè, ad esempio, raggiungono i carrelli della spesa e i tavoli da cucina di Cagliari e di Sassari, l’attenzione miope sulla sensibilità degli animali ci chiede di guardare il pollame ruspante presente nella piana di Chilivani. Lo stesso spostamento regressivo dell’attenzione dall’economia politica della produzione alimentare ai rimorsi di coscienza per i consumi individuali è la testimonianza della solitudine culturale in cui nasce in gran parte il concetto di diritti degli animali. E tutto ciò si trasforma spesso in “shopping etico” dei miei coglioni.

In giro per il mondo scopriamo che per questi gruppi i diritti degli animali hanno la precedenza sui diritti umani. Veniamo a sapere che molti di questi sostenitori hanno “impreziosito” la loro retorica pro-animale con stereotipi razzisti contro i popoli indigeni di tutto il globo che vivono di sussistenza e si sono quasi sempre schierati con gli irriducibili sostenitori delle più diverse dominazioni coloniali. Una strana e declinata forma di orientalismo in salsa animalista. Per cui non stupisce che a Todde, da buon orientalista, poco interessino le morti lungo la Sassari-Olbia oppure le difficoltà di cui soffriranno le aziende e i lavoratori interessati alle conseguenze di questo arresto dei lavori.

Invece di postulare uno statico ed unidimensionale paesaggio morale popolato da esseri umani e animali gli uni di fronte agli altri in condizioni di parità, le politiche per i diritti degli animali dovrebbero prendere in considerazione un’alternativa più complessa: un punto di vista etico variegato che comprende una dimensione sociale e una dimensione ecologica senza confondere le due. La gente non arriverà mai a trattare gli animali con umanità fino a quando le persone, tutte le persone, non saranno trattate umanamente.

Non ho mai sentito Giorgio Todde preoccuparsi della possibile estinzione della lingua sarda. A lui i tratti umani poco interessano, forse lo entusiasma di più apprendere il linguaggio delle galline prataiole. Venga pure a Oschiri, l’accompagno volentieri.

N.B. Come per gioco ho immerso qualche convinzione personale nelle alte competenze saggistiche di Peter Staudenmeier. Gioco combinatorio e citazionismo sono dunque la cifra di questo post.

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