I post più letti del 2014 (tra quelli scritti in italiano)

Statistiche del cavolo, quasi sempre. Interessanti però per capire cosa tira e quanto tira. Post scritti nel 2014. Qui di seguito i più cliccati tra quelli che ho scritto in lingua italiana.

In alto da sinistra in senso : Pasquale Chessa, Francesco Pigliaru, Osvaldo Bevilacqua, Michela Murgia
Partendo da sinistra e in alto (procedendo in senso orario): Pasquale Chessa, Francesco Pigliaru, Osvaldo Bevilacqua, Michela Murgia
  • 10 gennaio 2014, campagna elettorale regionali 2014. Il bravo Pasquale Chessa, tra l’altro biografo di re Giorgio Napolitano, scrive su La Nuova Sardegna un pezzo che non mi convince e io scrivo così:

 Lettera aperta a Pasquale Chessa (Editoriale per La Nuova Sardegna): smettila di scrivere cazzate!

«Mi è scappata una grande, grossa, grassa risata nel leggere l’editoriale di Pasquale Chessa apparso su La Nuova Sardegna odierna (10 gennaio 2014). Il tema è Michela Murgia, moda evidentemente sgradita e passeggera per l’alto osservatorio di centrosinistra in quota Nuova Sardegna. Cosa vuole Pasquale Chessa? Niente di che, quisquilie, un atto di misericordia. Chiede alla scrittrice targata Einaudi di dire di non votarla e di chiedere ai suoi eventuali lettori di sostenere Francesco Pigliaru fu Antonio!»

Michela Murgia e Pasquale Chessa

 

The Guardian: «A poche miglia dalla “costa al caviale”, la ‘vera’ Sardegna canta la canzone triste delle occasioni perse»

«Seduto in un caffè, di fronte a una chiesa circondata da palme, si interrompe a chiacchierare in sardo con un passante, la lingua che usa nell’80% delle sue conversazioni nel paese (“Con tutte queste persone qui, non potrei mai parlare italiano. Sarebbe strano”, dice). Carta scrive anche un blog, soprattutto sulla Sardegna, ed è stato lì che ha sfogato la sua irritazione per la canzone di Mogol. “E’ molto superficiale, una canzoncina banale che a mio parere non trasmette la complessità di ciò che l’isola Sardegna è nella sua interezza”, dice. Ma subito chiarisce che il paroliere non può essere accusato di nulla. Questa, però, è una forma di turismo “che non ha profondità” ed è giunto il momento di andare oltre»

Lizzy Davies, la corrispondente del Guardian per l’Italia

 

  • 10 agosto, immancabile, esotismo e auto-esotismo in salsa sarda. Un Osvaldo Bevilacqua ingessato di cerone ci racconta Cabras secondo le traiettorie del mito del buon selvaggio.

Sereno Variabile racconta Cabras con la solita spruzzata di esotismo (con l’immancabile auto-esotismo di ritorno)

Dopo l’esibizione del ballo, come per magia, il caro Bevilacqua tira fuori il desiderio di esotismo che cannibalizza lo sguardo straniero sull’Isola. Ha inizio una grottesca intervista ai danzatori di Cabras, domande retoriche farcite di esotismo alle quali seguono risposte all’insegna dell’auto-esotismo (un mix tra la peggior Grazia Deledda e il miglior Benito Urgu).

Osvaldo Bevilacqua, conduttore di Sereno Variabile

 

  • 2 ottobre, l’autunno caldo della Sardegna parla sardo. Francesco Pigliaru deve decidere che posizione prendere sulla pianificazione linguistica e sull’uso della Lingua Sarda Comuna. Le domande di Giuseppe Corongiu, ex direttore del Servizio Lingua Sarda, sono: perché l’ossessione di distruggere ciò che Soru e Mongiu hanno creato e che neppure Cappellacci ha insidiato? Sarà d’accordo la maggioranza ‘sovranista’ in Consiglio Regionale? Avrà la forza il Consiglio di dire no alla Giunta? Chi ha paura della politica linguistica? Quali reali interessi si tutelano e si nascondono dietro questa cieca opera di distruzione? La  riflessione di Giuseppe Corongiu: «La macelleria linguistìca di Pigliaru e Firino». Dal canto mio ho scritto questo post:

    Pigliaru sceglie: dichiarazione di guerra alla lingua sarda! 

    Ciò che qua in Sardegna non erano riusciti a realizzare  i quaranta anni di neoliberismo  (dalla presa del potere dei Chicago-boys, passando per  il thatcherismo e il reaganesimo, fino ad arrivare all’attuale stagione della finanziarizzazione dell’esistenza), lo si sta compiendo adesso. Oggi siamo dentro la più grave crisi del diritto alla lingua sarda. Una crisi deliberata. Che conferma l’egemonia e il dominio di quelle élites malas a morrere che da sempre non sopportano e guardano con disprezzo alle cose sarde. Con uno sguardo obliquo, introiettivo e percussorio che racconta anzitutto della loro provincialità da tardo impero.

Francesco Pigliaru e il padre Antonio Pigliaru
Francesco Pigliaru e il padre Antonio Pigliaru

 

  • 21 ottobre, gli spalti «osservanti» ci regalano ancora delle perle straordinarie. Quella del giornalista Sergio Rizzo merita davvero: «che se ne fa la Sardegna dell’autonomia?». Ci ho scritto su questo post:

    Caro Sergio Rizzo, di Sardegna non hai capito una mazza!

    Elementi utili per una riflessione: i Giganti di Monte Prama sono finiti in Emilia Romagna (servitù archeologica) insieme al Banco di Sardegna e alla Banca di Sassari (servitù bancarie), il tribunale (italiano) da ragione (ovviamente) all’esercito italiano sulle esercitazioni militari, la Giunta Pigliaru ha detto ciao agli italo-cinesi di Narbolia e al loro fotovoltaico così come le caprette dicevano ciao a Heidi, la chimica verde è lì in agguato come nuova servitù industriale non troppo distante dalle servitù dell’energia; nuovo fronte aperto è quello della servitù della trivella, le università sarde sono da tempo delle discrete servitù culturali, senza dimenticare la terribile servitù linguistica in dono a una lingua italiana che gli stessi italiani parlano sempre di più come se fossero degli inglesi.

Il giornalista Sergio Rizzo

 

Qui sotto altri post molto visitati e relativi link:

(La recensione) “COSA NOSTRA – STORIA DELLA MAFIA SICILIANA” di John Dickie (2 gennaio)

Fanta-biografia di Francesco Pigliaru fu Antonio. Ciò che nel PD sardo non sanno è che… (7 gennaio)

L’Assessore Demuro: le élites sarde sono sempre state gattopardesche (30 settembre)

Il dibattito sul sardo. Quante lingue nell’Isola? “Lo decida la politica” (Sardinia Post) (24 ottobre)

Radical chic 2.0: Giorgio Todde, sa pudda campina, sa tziligherta de su bedriaga, su tintirriolu pedde (4 dicembre)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...