La lingua sarda vista dal Friuli: «Se il Friuli piange, la Sardegna non ride»

William Cisilino, pezzo da novanta dell’Agenzia regionale per la lingua friulana, scrive di Sardegna e lo fa a partire da un libro arrivato per ultimo, Il sardo una lingua ‘normale’ (autore Giuseppe Corongiu, editore Condaghes), ma che a dispetto degli importanti detrattori (hanno tentato di stroncarlo accademici di fama a partire dall’ex Rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino) risale classifiche di vendite e di gradimento. E offre una chiave di lettura diversa, una di quelle crais utili a scardinare la cassaforte dei gangli identitari di noi sardi. Sul banco dei cattivi le università isolane italofone e assopite, gli scrittori alla moda e i giornalisti nostalgici di quella patria culturale chiamata Partito Comunista Italiano. Oltre quella patria non sono andati mai. Al di là di questo, che andava pur scritto, è arrivato il tempo di una svolta politica, di una pianificazione linguistica che tenga conto delle migliori esperienze di promozione a livello europeo e mondiale (Catalogna, Galles, Québec, per citarne solo tre fra le maggiormente efficaci). Un modo intelligente per un confronto internazionale autentico e reciproco, affinché i nostri giovani possano sentirsi gioventù europea senza i timori da complessati dei loro padri e dei loro nonni. Saluti dal Friuli.

Di William Cisilino – Pubblicato sul suo blog personale

Il dibattito sulla lingua ma soprattutto sull’identità sarda è da sempre molto sentito tra gli autonomisti dell’Isola di Lussu e Gramsci. Ne è la prova il libro Il sardo: una lingua “normale” di Giuseppe Corongiu, già direttore dell’Ufficio della lingua sarda della Regione Sardegna, giornalista, da sempre impegnato nella battaglia verso il riconoscimento del sardo come lingua a tutti gli effetti. Il manuale, come lo definisce lo stesso autore, è rivolto a «chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea» sulla lingua sarda e affronta una serie di tematiche legate a questioni più o meno discusse sull’Isola: il difficile scardinamento dei pregiudizi sul sardo e sulle lingue minoritarie in genere (primo fra tutti il timore che l’uso della lingua locale ostacoli l’apprendimento corretto della lingua di Stato); la necessità di una politica linguistica adeguata e moderna; gli ostacoli culturali ad accettare una lingua standard, «normale», appunto.

Attraverso un viaggio tra la letteratura scritta e orale e la storia dei movimenti sardisti fatta di personaggi politici, intellettuali e militanti, Corongiu riflette su una possibile rinascita della lingua e sul percorso da seguire per non perdere, ed anzi rafforzare, l’identità del popolo sardo. L’analisi comincia quindi da lontano e mette in luce tutte le barriere che hanno ostacolato una seria salvaguardia della limba. In particolare, la mancata presa di coscienza della classe dirigente, assieme ad alcune teorie scientifiche costruite ad usum Delphini, hanno dato origine ad un mix esplosivo che ha poi innescato – con la complicità della scuola e del sistema di comunicazione massificato – l’infelice processo di abbandono della lingua regionale. Corongiu elenca una a una queste sedicenti ‘teorie scientifiche’ che, a suo giudizio, non sono altro che luoghi comuni inculcati da università, scrittori e giornalisti, e per questo trascinati di generazione in generazione. Il primo dogma che cerca di confutare è quello trasmesso da molti dialettologi secondo cui il sardo sarebbe una lingua arcaica, una specie di tardo-latino più che una lingua romanza come tutte le altre, incapace di accogliere al suo interno lessico tecnico moderno e scientifico. Affermazioni che infervorano l’autore, come anche la critica sulla mancanza di termini astratti legata all’antica usanza di considerare il sardo una lingua esclusivamente popolare, «barbara», «incivile» e «incolta», adatta ad un uso comune e mai riconosciuta come mezzo di comunicazione alto e meritevole. Osservazioni ‘smentite’ da diversi studiosi e linguisti ma, proprio perché luoghi comuni, duri a morire.

Altro mito, ancora oggi vivo nella società isolana e che Corongiu stigmatizza con veemenza, è quello che definisce “incomprensibile” il sardo, tanto che neppure gli stessi parlanti, se non della stessa zona, sarebbero in grado di capirsi tra di loro: una «sciocchezza», a detta dell’autore, senza alcun fondamento. Altro luogo comune è che il sardo sia un popolo variegato e diviso, ma soprattutto un idioma profondamente frammentato, individuato convenzionalmente in due parlate: la logudorese centrosettentrionale e la campidanese meridionale. Teoria aspramente contestata dall’autore, che denuncia come questo cliché abbia fortemente impedito lo sviluppo di una lingua comune.

Corongiu evidenzia come tutti i tentativi compiuti per normalizzare il sardo siano stati vanificati dalla persistenza di questi falsi pregiudizi e da una serie di accuse infondate. Se da una parte è evidente, come assolutamente normale, che sul territorio siano individuabili delle chiare differenze lessicali e soprattutto fonologiche, dall’altra è altrettanto vero che questa famiglia linguistica sia molto più compatta sul piano della sintassi e della morfologia di quello che si pensa. Discorso di difficile comprensione, ma necessario per accettare l’idea di uno standard ufficiale. Idea che in realtà è già un fatto, concretizzatosi nella LSC, Limba Sarda Comuna, varata dalla Regione Sardegna nel 2006 anche grazie al lavoro di un altro paladino di una visione moderna delle politiche linguistiche per il sardo: il professor Diego Corraine. La LSC, che peraltro ha il pregio di rappresentare la lingua sarda scritta tenendo conto di tutta la varietà dei suoi dialetti, non è mai stata accettata da larga parte dell’accademia isolana, che l’ha sempre definita una «lingua artificiale», o ancor peggio, «di plastica». Critiche, anche stavolta, infondate: quale lingua scritta comune (o koiné, come la chiamavano nell’antica Grecia) non è il frutto di un processo di normalizzazione svolto da letterati ovvero da linguisti? Il caso dell’italiano è sotto gli occhi di tutti, ma è molto più comodo, per alcuni, sparare sulla croce rossa della LSC. E intanto il sardo, senza una forte e condivisa lingua-tetto comune, è eroso dall’italiano, il quale quotidianamente attenta ai suoi tratti morfosintattici e lessicali più caratterizzanti. Ma, si sa, per alcuni dialettologi – più anatomopatologi che cardiochirurghi delle lingue (categoria, quest’ultima, alla quale ascriviamo l’autore) – è molto più appagante studiare una lingua morta che viva, per sezionarne e classificarne meglio i vari organi, da conservarsi poi in ideali barattoli di formaldeide.

Alcuni azzardano perfino la proposta di creare due standard, uno logudorese e uno campidanese, ipotesi a ragione ritenuta inaccettabile dall’autore perché sancirebbe la morte di un’identità sarda unitaria.

E allora, che fare per convincere tutti che la strada per la normalizzazione delle lingua sarda è quella giusta? Come spingere i governanti ad applicare un piano strategico, come si fa in tutti gli altri ambiti delle politiche istituzionali? Corongiu lo dice a gran voce: è arrivato il tempo di una svolta politica, di una pianificazione linguistica che tenga conto delle migliori esperienze di promozione a livello europeo e mondiale (Catalogna, Galles, Québec, per citarne solo tre fra le maggiormente efficaci). Certamente grandi passi sono già stati fatti da quel 18 aprile 2006, giorno in cui è stata adottata dalla Regione la prima delibera scritta in sardo, ma tanti altri se ne devono fare.

È questo che emerge dalle parole di Corongiu: un appello accorato a non far morire la lingua sarda e a portare avanti la battaglia per salvare un popolo e la sua identità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...