Lingua sarda: Giuseppe Corongiu analizza la proposta di legge di Zedda & C.

Con una lunga riflessione ospitata sul blog di Vito Biolchini, Giuseppe Corongiu passa al microscopio la proposta di legge 167 sull’insegnamento della lingua sarda a scuola (testo integrale della proposta). L’atto normativo, primo firmatario il sovranista Paolo Zedda dei Rossomori, cozzerebbe in modo clamoroso con la legge statale n° 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche e con vari pronunciamenti della Corte Costituzionale. Il ragionamento di Corongiu qual è? Le Regioni (anche a statuto speciale) che non hanno la competenza sulle minoranze linguistiche in statuto, non possono legiferare sull’insegnamento in quanto andrebbero a ledere il principio dell’autonomia scolastica e la competenza statale esclusiva sulla materia. Una proposta di legge regionale che rischia di essere aria fritta e, allo stesso tempo, favorire l’interessamento negativo del Governo e della Corte costituzionale che, in assenza di interventi sullo statuto o norme di attuazione, può con qualche sentenza “caina” mettere in seria difficoltà l’autonomia sarda nello svolgimento di un diritto sacrosanto.

Giuseppe Corongiu e il Coordinamentu pro su Sardu Ufìtziale continuano a ripetere che è necessario superare il modello della legge regionale 26/1997 (per la promozione e valorizzazione della cultura e della lingua sarda), prodotto normativo della cultura accademica antisarda (più arretrato rispetto alla legge statale n° 482) che propugna un modello identitario basato sulla “cultura sarda” veicolata in italiano. Scrive Corongiu «Si è verificato infatti in questi decenni che il nemico della lingua “normale” non è la cultura globale e internazionale, ma questo passatismo regionale nel quale il sardo ha un ruolo solo “nomenclatorio”, “decorativo” e comunque marginale».

L’ex direttore del Servizio Lingua Sarda fotogramma la proposta di legge articolo per articolo e ne mette in luce le caratteristiche pleonastiche, i limiti tecnico-giuridici, i tortuosi e contradditori sentieri che portano a delineare i progetti formativi di “lingua e cultura sarda”. E proprio qui si separa la visione di Giuseppe Corongiu e degli attivisti del Coordinamentu pro su Sardu Ufìtziale da quella dei firmatari della proposta di legge 167: occorre pensare a una previsione legislativa che parli esclusivamente di lingua sarda, separandola da altri ambiti quali quello della cultura (veicolata sempre in italiano dalla classe dirigente italofona) e delle tradizioni popolari legate al costume e alla musica (non per snobbare questa vitalità, importante anche per la veicolazione in lingua sarda, ma per distinguere categorie e concetti e dare a ciascun ambito il giusto spazio).

Proposte alternative? Intervenire sullo Statuto, riprendere il cammino interrotto nel 2012 delle norme di attuazione, garantire livelli di finanziamento sufficienti alla legge 3 in attesa che una nuova vada a regime, legiferare complessivamente per tutti i settori e non a compartimenti stagni, istituire un’agenzia indipendente dalle accademie (senza aggravio di spesa riconvertendo enti già esistenti), rafforzare la standardizzazione e la LSC.

Da una parte la profondità, dall’altra la ricerca della profondità in superficie.

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