«A fora freàlzu!»/«Scacciare febbraio!»: qual è il senso di questa tradizione nel 2015?

A FORA FREALZU 2

«A fora freàlzu!» («Scacciare febbraio!») è un modo del tutto oschirese per annunciare la fine dell’inverno e salutare la primavera che verrà. Una festa dei bambini e dei ragazzini conservata in modo praticamente intatto fino a tutti gli anni sessanta. La tradizione prevedeva che i bambini legassero a una fune una serie di oggetti metallici da buttar via (barattoli di conserve, coperchi per pentole, ruote di bicicletta e simili). Una volta creata la matassa di oggetti (dai 4-5 metri fino ai 10), saldamenti legati l’uno con l’altro e alla stessa fune, questa matassa veniva trascinata per tutto il paese. Due o tre tiravano e trascinavano la fune e gli altri, con un bastone in mano, picchiavano sulla matassa urlando «A fora freàlzu!» . Questi suoni, per decenni e decenni, hanno rappresentato le sonorità del tramonto dell’inverno oschirese. L’ultimo giorno di febbraio.

Febbraio, in sardo oschirese la pronuncia è «freàlzu», non era semplicemente un mese del calendario, ma il simbolo temuto dell’inverno e della stagione più cattiva, uno spettro presente e pressante. «A fora frealzu!» significava dunque scacciare l’inverno e salutare l’arrivo immediato della primavera. Se è vero che una persona si conosce più facilmente in un’ora di gioco che in un anno di discorsi, allora può essere realistico che «A fora frealzu!» ci racconti della vivacità dei bambini e dei ragazzini oschiresi e della capacità di questi bambini di divertirsi con poco ma con tanta creatività. Il gioco è l’attività più importante di un bambino, il modo migliore per esplorare il mondo che lo circonda. Va ricordato che l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare. E allora anche i più grandi potranno divertirsi nel vedere i più piccoli giocare ad «A fora frealzu!», questo da una parte, ma dall’altra potranno provare a giocare loro stessi. Infatti, durante il tragitto previsto, il corteo si fermerà per almeno cinque soste. In ciascuna fermata è prevista una dimostrazione di giochi tradizionali: pedrinu, elàsticu, tiru de sa fune, Ignàtziu essit, su chilciu, a su pane àzu, a s’unu pantalunu.

Questi giochi più «all’antica», i quali ci raccontano di un mondo che forse non esiste più fisicamente ma che continua a colorare il nostro cuore e la nostra identità, avranno come destinatari sia i grandi che i piccoli. Come vogliamo chiamarle? Sardiadi? Dunque anche i ragazzi più grandi potranno respirare l’atmosfera della loro infanzia e potranno così esibirsi nel gioco del pedrinu, piuttoso che a boce ‘e garici, e percepire profumi sopiti dentro di loro. E come si dice a Oschiri: «Chie greciat, greciat!» («Chi vince, vince!»).

Qual è però il significato di «A fora freàlzu» nel 2015? Beh, senz’altro lo stare insieme e fare comunità, grandi e piccoli. Recuperare il senso di una tradizione. Ma forse vuol dire anche che un «febbraio», in fondo, lo portiamo sempre e ancora nella nostra testa, e che pure oggi occorre esorcizzarlo e scacciarlo. Il «febbraio» del nostro tempo è diverso da quello degli anni sessanta ma sempre di un «febbraio» si tratta.

Forse la paura dell’oggi, il «febbraio» più vero, può avere questo nome: declino. La gente qualunque percepisce il declino soprattutto come assenza di protezione e assicurazione collettive contro le disgrazie che ciascuno può avere. E’ scomparso un universo solido e ha vinto un mondo nuovo caratterizzato da maggiore volatilità e liquidità.

E allora, nel nostro piccolo, grandi, bambini e ragazzi, «A fora freàlzu!»

 ***

 «A fora freàlzu!» è un evento a cura dell’Associazione Stefania Demuro  – Comitato di Santa Lucia e San Demetrio di Oschiri. Si ringrazia il Comune di Oschiri per il contributo all’iniziativa e l’Avis Oschiri e l’Istituto Cumprensivo G.E. Lutzu per la collaborazione.

L’evento è in facebook a questo link.

Fai click sulla locandina per ingrandirla.

La locandina con il programma
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