Il gallurese Raimondo Masu offre uno speciale contributo alla “Festa de sa Limba Ufitziale”

Attivisti e/o partecipanti a incontri del Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale (CSU). Santa Giusta (OR)

Raimondo Masu, tempiese, ha fatto pervenire un contributo scritto al Coordinamento pro su Sardu Ufitziale. Lo riporto integralmente invitando alla lettura tutti i partecipanti alla due giorni oschirese di sabato e domenica, Festa de sa Limba Ufitziale, con l’auspicio che ne possano scaturire ulteriori e fresche riflessioni. La lingua è luogo di approdo e insieme di partenza, è dotata di una grammatica generativa che va oltre il segno scritto o la pronuncia. Raimondo Masu lo ribadisce e il CSU lo ringrazia.

Un “saluto”: a tutti i presenti  con l’augurio di un proficuo lavoro.

Un “ringraziamento”: a Pepe Corongiu che pur non conoscendomi e nonostante fossi di lingua gallurese, mi ha chiesto di partecipare. questo è per me un onore. Purtroppo non posso essere con voi per impegni presi in precedenza, ma essendo io un progettista, e occupandomi di costruzione delle relazioni di un Territorio (spazio d’Uso) secondo un principio di Respnsabilità dell’Abitare,  ho chiesto a Pepe  Corongiu di  poter dare   un minimo  contributo.

Un “scusatemi”: non parlo la LIMBA, essendo di Tempio la mia lingua è il gallurese.

La mia non vuole essere una relazione, ma una semplice lettera aperta a tutti i nativi di questa terra. Ho dato il titolo breve, di PRATICHESA , che io vorrei proporvi nella traduzione di :“Uso”. Uso non nel significato di consumo, ma per identificare l’azione di un individuo che pone la propria energia nel costruire uno spazio in cui sia possibile l’Abitare (luogo delle scelte).

Il contenuto della lettera vuole essere “sintetica  mappa” per un percorso individuato da tre marcatori: essere Isola, la limba, la pratichesa.

1

Essere Isola.

Ho sempre più la sensazione che, pur nell’affetto che lega ciascuno di noi alla nostra Isola, e forse un po’ anche per quel che  chiamiamo globalizzazione,  ci stiamo  dimenticando di essere Isola.

La storia della Sardegna in molti momenti ha mostrato la ricchezza di questa caratteristica spaziale, Isola. Cito qui solo due apici: la civiltà nuragica, che vista oggi  a  volerla  guardare  attentamente,  sembra  esprimere l’organizzazione territoriale ideale per l’Isola, e la carta de logu (forse ne è la continuazione ) che raggiunge il suo apice con Eleonora d’Arborea alle soglie del Rinascimento e in anticipo di oltre 400 anni sul Codice Napoleonico (le porte dell’Illuminismo).

Oggi nelle nostre azioni di sardi non si scorge questa peculiarità. Isola come sistema  di diversità  ambientali  e culturali, aperta, evidente nella lingua e nei costumi, ma precisa nel determinare la sua condizione di esistenza, sembra nei nostri atti allinearsi sotto l’ombra continentale.

La Sardegna, isola che per definizione deve la sua esistenza al Mare, secondo il mio vedere è Isola|Sardegna| che mostra invece una visione opposta: è il mare che non ha Forma in quanto liquido, che chiede all’isola di esistere. E’ l’Isola , infatti, con i suoi  approdi che  afferma  del mare l’esistenza,  ne crea un posizionamento: io sono qui.

Se la terra ferma è del mare solo un limite, un bordo, l’isola ne rappresenta la sua Forma, in quanto punto di certezze posizionali: il mare chiede forma in quanto esso è discontinuità cognitiva.

Io penso sia ragionevole poter affermare che, ogni qual volta  che  si è smarrita questa regola, e abbiamo  confuso il mare  con la Nostra Forma, l’Isola ha smarrito la sua capacità di dare Forma alla propria  esistenza.

Solo nel ritorno all’Isola, agire in un’Isola aumenta i piani di comprensione  del “sono in un Isola/sono Isola”. Solo così è possibile vedere la necessità di un sistema che allinei in modo coerente i caratteri eleganti dell’esistere di un gruppo sociale in un Luogo, in quel luogo specifico, ovvero la profonda conoscenza delle risorse umane, la puntuale conoscenza delle sue risorse territorio e i linguaggi. Un sistema che afferma, io sono qui è un sistema che pone in relazione ogni azioni per garantirsi l’autoconservazione.

L’essere isola non significa essere uguali, uniti in una stessa e marginale sorte, ma essere sistema basato su le diversità,  diversità imposte dalle specifiche condizioni di  esistenza, ma con una grande possibilità delle capacità  di Uso che non prescinde da: IO SONO QUI/ con la responsabilità della specifica posizione culturale esercitata in uno specifico tempo.

2

La limba

Se volessimo usare la metafora del vaso mi verrebbe da dire che la lingua non  è il vuoto che vuole accogliere, ma , per usare una espressione zen, è la terra modellata intorno a quel vuoto. Vuoto che è mezzo per chiunque voglia affrontarne l’Uso, cioè ponga la propria energia nell’agire quel vuoto che della materia nasconde ancora vuoto, ancora possibilità di agire: Altro Uso.

È una posizione difficile quella  che sto  esprimendo  è la posizione di chi  conosce la  propria posizione, così bene da indicarla alla Responsabilità di chi lo sta guardando. La posizione di chi , pur nella sua solitudine, sa che non si può essere  soli per ottenere un beneficio.

Ora se il territorio, Isola, chiede per sé, per la sua condizione di esistenza, per l’Abitare di una comunità non può prescindere dalla sua condizione fisica di Forma che genera forma, di vuoto per le scelte, per usare ancora l’espressione zen, che un gruppo sociale ha eletto come luogo di produzione per la propria sussistenza. Non può prescindere che la limba nata sì per comunicare, ma anche per esprimere le diversità che la costituiscono, possa crescere per dare ancora i nomi alle cose nel rispetto dell’essere Isola. Rispetto delle diversità che non è integrazione, più simile a una azione di omologazione, e di livellamento su condizioni tipo di similarità, è, invece, interrelazione tridimensionale che amplifica ciascun azione di singolarità che l’individuo agisce dalla propria la posizione spaziale.

3

La pratichesa

Questo termine fin da bambino mi fa portato a riflettere. Associato a un detto in Limba si riferisce a due pulsioni primarie, il nutrirsi e il sesso, si è man mano arricchito di contenuti. La domanda,  se il piano di riferimento  fosse quello della autoconservazione di un gruppo sociale, è man mano passata a considerare  la reiterazione  non  solo come una ripetizione di un protocollo, come un passaggio della tradizione, della memoria e dunque delle conoscenze per l’autoconservazione, ma apertura e chiusura di un ciclo vitale. La pratichesa in una cultura come quella Sarda, isola, sembra essere, quando essa agisce, una azione continua di rottura e ricerca di sempre nuove simmetrie per ottenerne il massimo dell’efficacia.

E’ un dialogo continuo fra le energie contenute in uno spazio di sussistenza, che come un gioco in mano a un bambino, sono in continuazione rotte per essere rimontate al solo uno scopo di ampliare  le  conoscenze, e migliorarne le possibilità di efficacia prestazionale. Se per la lingua la pratichesa è prevalentemente esperienza, per l’Isola è USO inteso dare Forma massima all’ efficacia nel percorso  scelta/atto /beneficio. Ciò significa che la  lingua per l’Isola è soprattutto dare il nome a azioni agite in uno spazio preciso di un tempo determinato. No è solo identità, ma, insieme,  capacità progettuale in un luogo, Isola.

Conclusione/Proposta

In fase ovvero in assoluta risonanza con il riconoscimento di esistenza della limba,e lo studio nelle scuole deve essere attivata un piattaforma informatica che faccia sia l’ archeologia della lingua , sia la raccolta dinamica e interattiva del patrimonio linguistico depositato nelle “biblioteche interne di ciascun individuo (memorie)” e lo relazioni con i nuovi linguaggi. Questo sarà insieme rigenerazione del patrimonio linguistico esistente è Nuovo patto di costruzione di un luogo comune

Una lingua non sarà così solo comunicazione, ma insieme a Racconto e Arte , continuerà a esercitare il privilegio di “dare i nomi  agli oggetti alle azioni

Questo sarà dispositivo essenziale e fondamentale per le produzione Culturale.

Sto pensando non a una integrazione culturale, ma a una coesistenza delle diversità culturali che sono proprie del “dove sono”  e che di un territorio  tiene conto di tutte le Responsabilità dell’Abitare al fine  di  migliorare i  contenuti in un ambito di sempre più complesso sistema di relazioni. Ciò significherà naturalmente studiare e lavorare di più. L’isola ci sta mostrando proprio in questo momento di crisi identitaria che una carenza di sussistenza non è un mercato potenziale, ma nuova possibilità di  specializzare  le indeteminanti Culturali .

Buon lavoro Raimondo Masu.

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