Critici letterari senza pietà, stroncati Baricco e Niffoi

Onofri
Il saggista e critico letterario Massimo Onofri, professore ordinario di letteratura italiana contemporanea all’Università di Sassari.

Nel 2006 quattro critici letterari pubblicano “SUL BANCO DEI CATTIVI. A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda”. Giulio Ferroni, Massimo Onofri, Filippo La Porta e Alfonso Berardinelli, quattro fra i più brillanti critici letterari italiani. Gli autori e i generi sotto attacco sono quelli che si vendono e si vedono ovunque: Alessandro Baricco, il nuovo genere giallo italiano, i racconti esistenziali di Niffoi, di De Luca e di Santacroce e, infine, Tiziano Scarpa e la sua narrativa.

Secondo Ferroni, il rapporto con il lettore che ha Baricco può essere così sintetizzato: «Baricco misura il suo contatto con il lettore, cercato sempre nei termini più disinvolti, sempre con una manata sulle spalle, come strizzandogli l’occhio, facendogli capire che si è tra gente con cui ci si capisce, che si condividono abitudini quotidiane, che si vive sull’onda di un compartecipe movimento del mondo, da cui sembra esclusa ogni contraddizione e ogni vera conflittualità». Il critico accusa l’autore torinese di “profondità in superficie”, definizione per spiegare che Baricco non sempre scende  nella profondità dei problemi che analizza ma si ferma a un «nichilismo buonista e mediatico».

Onofri descrive la produzione di Niffoi, De Luca e Santacroce come un “sublime basso”,  come ideologia letteraria adattata al mercato. La Sardegna arcaica di Niffoi, la lotta di classe di De Luca, le vite allo sbando della Santacroce, tutte imitazioni esistenziali superficiali e teatrali in cui manca il senso della creatività e dell’originalità.

La Porta, invece, considera i nuovi giallisti italiani privi di un vero e proprio modo di concepire il genere giallo o noir. Vendono perché la gente chiede libri di svago ma non sono  eredi della tradizione inaugurata da Sciascia.

Berardinelli evidenzia il narcisismo di Scarpa come poetica dell’esibizione di sé, tutto è una performance e un esercizio stilistico.

Le principali accuse rivolte a questi autori sono: di essere dei surfisti della letteratura, di alludere sempre a profondità nascoste ma senza esprimerle, di utilizzare i codici della pubblicità,  di preferire l’oggi mediatico e consolatorio al domani incerto e problematico, come se questo fosse l’unico  linguaggio del nostro tempo. Come se, insomma, non ci fossero altri tessuti, altri spessori.

Pietro Citati, sul Corsera del 9 marzo, scrive un pezzo intitolato «MEGLIO NON LEGGERE QUEI BESTSELLER. Il declino degli scrittori (e del pubblico)» con il quale segnala quanto i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant’anni. La generazione letteraria che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970 è stata, secondo l’illustre critico, la più ricca e feconda apparsa da secoli. I lettori ereditavano le qualità degli scrittori e come loro erano avventurosi e impavidi, non temevano difficoltà di contenuto e di stile, fantasie, enigmi, allusioni, culture complicate e remote. Oggi, secondo Citati, la lettura tende a essere una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell’immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. E’ preferibile dunque non leggere affatto ed evitare Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho. Intanto, continua la scomparsa dei classici.

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