Post utili a inquadrare la politica in Sardegna: Biolchini, Muroni, Maninchedda

pag-14

Si avvia a conclusione una settimana significativa per la politica in Sardegna. Tre post, tre blog diversi, ne sintetizzano i contenuti politici: la paura (o il fantasma) delle dimissioni di Pigliaru, la nascita (o meno) del fronte dell’autodeterminazione, l’autodifesa della Giunta Regionale da parte di uno degli esponenti di spicco.

Il giornalista Vito Biolchini il 17 gennaio pubblica il post Pigliaru, le dimissioni sono più di una voce. Aria di elezioni anticipate e il fronte dell’autodeterminazione perde tempo… nel quale parla delle voci preoccupanti sullo stato di salute del Presidente Pigliaru

Francesco Pigliaru è ricoverato in ospedale da quasi tre settimane e mentre i comunicati di viale Trento minimizzano, tutte le fonti invece mostrano grande preoccupazione e non fanno mistero di ritenere probabili le imminenti le dimissioni del presidente della Regione, debilitato da una malattia autoimmune che gli impedisce di affrontare tutti i pesanti impegni istituzionali a cui è chiamato.

Scrive più in generale della dinamica politica del momento e di una certa agitazione: da Ugu Cappellacci a Gianfranco Ganau, dal Partito dei Sardi a Anthony Muroni. Nella parte finale ammonisce il “polo dell’autodeterminazione” a stare attento e trarre lezione dalla disastrosa esperienza di Michela Murgia e Mauro Pili: molti voti e nessun consigliere regionale. Suggerisce le primarie per il leader di questo polo, prima ancora che del programma è necessario parlare di metodo. Come scegliere la leadership? Come non cadere nel leaderismo?

Anthony Muroni si professa “osservatore” ma si comporta da candidato: niente di male. Ma organizzare nel territorio incontri più o meno partecipati, in attesa che il quadro si chiarisca (ma anche col rischio che tutto precipiti), non cambia però i termini della questione. Proprio perché il fronte dell’autodeterminazione è molto frastagliato in decine di sigle (che dovrebbero stare con la loro autonomia all’interno di un progetto condiviso), questo ha bisogno di un momento di ampia legittimazione. Non si vogliono fare le primarie perché si teme che qualche forza maggiormente organizzata prevalga? Obiezione bizzarra: perché bisognerebbe temere una forza che si è voluto inserire nel progetto comune?

Il giornalista Anthony Muroni il  18 gennaio pubblica Elezioni anticipate? Una furbata da scongiurare (in sardo Eletziones antetzipadas: unu trastocu de transire). Perché mai il centrosinistra – o, meglio, i più “fini” tra i tessitori del centrosinistra – potrebbe essere l’unico interessato a votare subito? Secondo Muroni

Perché tutti gli indici di gradimento – la serie storica degli ultimi 18 mesi, molto più severa del rilevamento Ipr marketing, combinata al risultato del referendum del 4 dicembre scorso – dicono una cosa impietosa: più Pigliaru, Paci e Maninchedda (gli unici tre che determinano gli atti della Giunta) governano e più il centrosinistra perde voti.

Perde quelli “pesanti”, quelli di opinione. Quelli che non si riesce a rimpiazzare con gli acquisti a prezzo di saldo in Consiglio regionale o sui territori. Dunque, i più “politici” si sono trovati di fronte al dubbio: resistere nel fortino un paio d’anni – con la certezza di essere poi condannati all’opposizione o di dover ricorrere all’ennesima giravolta per sopravvivere – o dare dei corvi agli altri e puntare a una segreta accelerazione?

L’Assessore Paolo Maninchedda pubblica in data odierna La paura del futuro e la tentazione del disordine, un post con il quale rimanda al mittente le tante accuse di incapacità contro il suo assessorato e la sua giunta

Con i politici che pensano di guidare la protesta per conquistare l’egemonia dello Stato – conducendo le folle inferocite alla vittoria e portando se stessi al potere -, con questi combatto. Questi sono gli apostoli della paura, i seminatori dell’angoscia e del disimpegno; mi ricordano quegli studenti anziani del liceo che insegnavano a fare gli scioperi quando c’erano i compiti in classe, che insegnavano a sostituire la competenza con la superficialità della protesta militante su tutto su tutti. Questi, per me, sono le avanguardie della destra razzista e violenta che sta nuovamente attraversando l’Europa. Questi sono i miei avversari.

Non solo blog. Sempre in data odierna Sardinia Post pubblica un intervento dell’economista Paolo Fadda intitolato La Sardegna rompa col “fronte dipendentista” dei favori e delle clientele. Secondo l’economista già dirigente del Banco di Sardegna

C’è dunque da interrogarsi sul perché la politica sarda abbia perduto ogni capacità nell’analizzare e nell’interpretare i grandi mutamenti avvenuti nell’economia regionale in quest’ultimo trentennio. Abiurato e condannato il cosiddetto sviluppo industriale “calato dall’alto”, che aveva caratterizzato il trentennio precedente (quello, per intendersi, della legge di Rinascita e della Casmez), non ha saputo mettere insieme un progetto alternativo “dal basso”, che, attraverso un risveglio delle capacità economiche endogene, ne riprendesse gli obiettivi sociali: più lavoro, più reddito, più benessere. Tra l’altro, non sapendo offrire alla società isolana occasioni utili per cogliere nuove opportunità di sviluppo, la si è vista impegnata a distribuire, come aiuti pubblici, dei semplici rimedi antidolorifici ed ansiolitici per le più chiassose e prepotenti fra le congreghe sociali.

Occorre infatti che l’intera società civile regionale trasmigri dal fronte dipendentista a quello fortemente autonomista, attuando innanzitutto una decisa mobilitazione d’interessi e di volontà che portino la classe politica sarda a dover assumere un ruolo attivo e trainante per poter riprendere, finalmente, la strada maestra dello sviluppo. Senza deviazioni opportunistiche o scorciatoie clientelari

Il 18 gennaio l’assessore Paci e il Presidente del Consiglio Regionale Ganau hanno illustrato il bilancio di metà mandato del centrosinistra, scritto dall’ufficio stampa della Regione. Il Presidente della Giunta Francesco Pigliaru nella prefazione scrive

Quando siamo arrivati alla guida della Sardegna, a marzo del 2014, eravamo consapevoli di avere davanti a noi una sfida enorme: governare una regione che stava attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia recente. Sapevano che servisse impegno serio e articolato, un lavoro duro e costante. Da allora sono passati due anni e mezzo: molto abbiamo fatto, ancora tanto resta da fare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...