Don Chisciote in sardu, istasera a sas 18:00 presentada in Casteddu

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(dae Limba Sarda 2.0)

Don Chisciote in sardu in Casteddu, in fines. Su Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale, cun s’agiudu de su Social Club Radio X, de s’Istitutu Fernando Santi e de su Tzìrculu de sos Sardos de Madrid, at a organizare pro sàbadu 21 ghennàrgiu,  cras, a sas oras 18.00, in s’EX MA de ruga de Santu Lutzìferu, sa presentada de sa tradutzione in sardu de su cabu de òbera de sa literadura ispagnola e mondiale de Miguel de Cervantes. Continua a leggere “Don Chisciote in sardu, istasera a sas 18:00 presentada in Casteddu”

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Quando Pigliaru padre bacchettava gli intellettuali sardi per i loro vizi storici

Il 4 ottobre del 1966 Giovanni Lilliu, presidente del Comitato scientifico che celebra il trentennale della morte di Gramsci, comunica ad Antonio Pigliaru che il Comitato Scientifico del Convegno Internazionale di Studi Gramsciani (Cagliari, dal 23 al 27 aprile 1967) gli conferisce l’incarico per lo svolgimento della relazione sul tema L’eredità di Gramsci e la cultura sarda. La relazione, che non verrà esposta personalmente per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, si articola sulle vicende della Sardegna e sui vizi storici degli intellettuali sardi. Interrogandosi sul senso e sulla legittimità della ricerca che gli è stata affidata, Pigliaru individua i punti che possono giustificarla, avvertendo che essi sono in ogni caso elementi significativi del pensiero gramsciano prima che dati “per un bilancio sul rapporto Gramsci-Sardegna“:

estremo rigore metodologico, (contro) l’improvvisazione, il “talentismo”, la pigrizia fatalistica, il dilettantismo scervellato, la mancanza di disciplina intellettuale, l’irresponsabilità, e la slealtà morale e intellettuale (…) la ricaduta dell’ideologia intesa nel senso deteriore e dunque nel dogmatismo delle verità assolute ed eterne, la confusione della filosofia della prassi (come materialismo storico) col materialismo volgare (…); la perdita della piena “coscienza delle contraddizioni” (…); la chiusura (…) in quel provincialismo e in quel particolarismo integranti, a volte, i vizi d’origine di “culture” che non realizzano una trasfigurazione collettiva in senso nazionale – europeo, ma restano somma di “raids individuali”, “sortite” che “in questo senso assumono forme (…) caricaturali, meschine, “teatrali, ridicole”

Il convegno su Gramsci è un’altra occasione di denuncia. E allora la cultura sarda ufficiale, con tutti i suoi elementi negativi, può collegarsi efficacemente al pensiero di Gramsci perché è stata tutto quello che Gramsci non è stato:

assoluto disimpegno metodologico;

ripetizione automatica (…) di formule assimilate meccanicamente;

prevalente tendenza al qualunquismo, neanche nel senso rigoroso del termine, anzi proprio in quello più involuto, corrotto e corruttore;

rifiuto totale e sistematico delle forme ancora aperte dell’esperienza, come immediato corollario pratico degli atteggiamenti elencati nei punti precedenti;

abbandono immediato e senza ipotesi e possibilità di revisione a tutte le forme del provincialismo più banale e saputo; cosmopolitismo (…) e insieme regionalismo chiuso, (…) degradazione del folclore a folclorismo;

concezione dell’intellettuale come chierico non sportato dal tradimento dell’impegno e quindi au dessous de la melée;

tendenziale restringimento dell’orizzonte storico, ciò che sostanzialmente è comprovato dai moduli propri degli storici sardi e dalla caratteristica municipalistica del loro lavoro;

riduzione della questione sarda entro schemi sempre più arcaici, sia per quel che riguarda l’analisi della struttura, sia per quel che riguarda la proposta di soluzione della questione meridionale.

Populismo e post-verità: più siamo compiaciuti e più condividiamo. È davvero colpa di Facebook? (7)

Un’opera dedicata a Katie Hopkins dell’artista britannico Frank Shepherd a Edenbridge, nel sudest dell’Inghilterra, il 30 ottobre 2013. - Ben Stansall, Afp

C’è un genere di errore stupido che solo le persone intelligenti possono commettere: presumere che un fatto acclarato possa sconfiggere una bugia facile e rassicurante. Siamo entrati in una nuova fase del dibattito politico e pubblico, una fase che molti esperti hanno definito “l’era della post-verità”. Personalmente preferisco chiamarla l’era delle stronzate. Continua a leggere “Populismo e post-verità: più siamo compiaciuti e più condividiamo. È davvero colpa di Facebook? (7)”

Paolo Cherchi, terzo sardo a essere nominato socio dell’Accademia dei Lincei

Paolo Cherchi
Paolo Cherchi – Foto di Giovanni Carru – http://www.giovannicarru.it

Dopo l’archeologo Giovanni Lilliu e il filosofo Remo Bodei, Paolo Cherchi è il terzo studioso sardo a far parte della comunità di intellettuali nota come Accademia dei Lincei. Oschirese, 79 anni, è uno dei filologi e storici della letteratura più noti a livello internazionale, ha percorso la sua prestigiosa carriera a Chicago, la città dove ancora vive e in cui svolge il ruolo di professore emerito. L’ambito riconoscimento è arrivato lo scorso mese di novembre. Continua a leggere “Paolo Cherchi, terzo sardo a essere nominato socio dell’Accademia dei Lincei”

Addio a Bauman, ha raccontato l’inferno e l’utopia del mondo liquido

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Zygmunt Bauman

‘Zygmunt Bauman’ is now trending WorldWide, ranking 14 [17:46]. Si è spento oggi il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman, 91 anni. Pochi minuti dopo la diffusione della notizia della scomparsa il suo nome è un top trend mondiale. L’intellettualità solida, almeno con la morte, riesce a nuotare nel mondo liquido dei social network. Continua a leggere “Addio a Bauman, ha raccontato l’inferno e l’utopia del mondo liquido”